domenica 28 dicembre 2008
lunedì 22 dicembre 2008
Prove tecniche di guerra civile

1) Ore 10:00, uscita metro in piazza del Duomo. Un immigrato di colore che vende chincaglieria sotto ai portici offre braccialetti a tre ragazzi con pantaloni di raso a strisce, bomber di marca, scarpe da 200 euro, sigaretta pendula dal labbro, teste rasate e cappellino da baseball portato con la visiera di traverso; reazione: scarica gratuita di tremende parolacce con inviti coloriti al poveretto di andarsene al suo paese.
2) Ore 17:00 Supermercato Esselunga.
Una donna sudaticcia e nervosa si mette in fila alla cassa riservata agli handicappati e alle donne incinte, quando le fanno notare che non le tocca stare in quella fila, se la prende con un'anziana che ha la bombola per l'ossigeno e i tubicini nel naso ben evidenti e per la quale gli addetti stanno preparando le ceste per la consegna a domicilio; la tizia sudaticcia e con i capelli sporchi va in escandescenze perché, a suo dire, "queste persone (cioè handicappati e anziani) non devono andare a fare la spesa all'ora di punta".
3) Ore 19:30 Incrocio stradale di viale Corsica con via Lomellina.
Una ragazza sta attraversando sulle strisce con il cane al guinzaglio e con il semaforo verde per i pedoni; una macchina arriva sparata dalla destra e, non solo non si ferma alle strisce, non solo sta per arrotare il cane, ma l'automobilista fa anche evidenti gesti di insofferenza verso la ragazza, impiegata della Rinascente, che mi confida che di aver appena avuta una giornataccia perché "la gente è impazzita, è diventata di una maleducazione unica e ti aggredisce per un nonnulla".
Non male sotto Natale, con la crisi non ancora al suo apice e un po' mitigata dalle tredicesime da spendere.
venerdì 19 dicembre 2008
La macchina infernale

E che ci volete fare?
mercoledì 17 dicembre 2008
Dejà vue

venerdì 12 dicembre 2008
Buone notizie, un po' in ritardo

mercoledì 10 dicembre 2008
Italians Follies!

Infatti ogni visita richiesta alla ASL costerebbe 60 euro e, siccome c'è quella bischerata dell'autonomia scolastica, per cui una scuola deve gestire un budget (con soldi che non ci sono), i presidi preferiscono risparmiare i 60 euro che possono invece servire per pagare, ad esempio, le supplenze, le modelle che posano nei Licei Artistici o i materiali per le lezioni tecniche.
Questo è un esempio della follia cui è arrivato il sistema italico: un ente pubblico (una scuola) deve pagare un altro ente pubblico (la ASL o l'INPS) con soldi che vengono dalla stessa tasca, cioè le nostre tasse.
Un'enorme partita di giro che costituisce un aggravio di costi dovuti a procedure burocratiche e amministrative oltre al costo di dover conservare per almeno dieci anni le fatture forse in tutte le strutture coinvolte: la scuola, la ASL, il provveditorato agli Studi, il ministero della Pubblica Istruzione, la Ragioneria dello Stato, la Corte dei Conti.........e sempre che non ci siano contenziosi giudiziari perchè, a quel punto, le carte cresceranno come le foglie su un albero nella foresta amazzonica.
Se continua così e parafrasando padre Dante: lasciate ogni speranza voi che restate...in Italia.
venerdì 5 dicembre 2008
Tutto è perduto! Anche l'onore.

domenica 30 novembre 2008
Fine del telemarketing!

domenica 23 novembre 2008
Meglio cambiare! No?

Il giorno dopo ho dato un occhio al sito ed ho poi telefonato al Numero Verde 800. 14.14.14 per essere guidato e consigliato e, con grande piacere, ho scoperto che: non dovevo dare nessuna disdetta al vecchio fornitore, che avrei risparmiato 200 euro l'anno e che l'adesione era di una tale semplicità che dopo qualche giorno ho fatto aderire anche mia figlia che ne risparmierà 80€ l'anno.
L'altra piacevole sorpresa è che tutte le carte che ho ricevuto erano un semplice cartoncino riepilogativo delle condizioni contrattuali, cioè non sono stato riempito di cartacce che affollano di norma i faldoni dove teniamo le carte di casa.
Se qualche politico attivissimo prendesse esempio, avremmo meno costi e sopratutto meno annunci roboanti da matamoros, tutte chiacchiere e distintivo, per dirla con Bob De Niro!
giovedì 20 novembre 2008
Panic Saving

E credo che, dopo la bolla Internet, il post 9/11 e la crisi bancaria senza fine cui stiamo assitendo, è molto chiaro che non c'è più niente che valga qualcosa sui cui scommettere.
Investire in arte, sopratutto quella moderna, è pericolosissimo e quella antica è a rischio truffa.
Le case costano ancora tanto e, se si comprano per affittarle, c'è il rischio che non si trovi l'inquilino, e basta guardare i Fittasi e i Vendesi che ormai ornano un palazzo su due.
Le azioni delle aziende dicono ancora bugie: le aziende non valgono più niente, salvo i loro brevetti, se li hanno, e i terreni dove sorgono gli stabilimenti, se sono edificabili, altrimenti le aziende di qualsiasi tipo valgono, come dovrebbe essere, per il dividendo che possono dare, ma questo dipende se i bilanci sono buoni e sopratutto se sono veritieri.
Le materie prime, anche il petrolio, sono funzione di chi acquista e, se scoppia una crisi, è chiaro che nessuno acquista o acquisterà di meno ed a prezzi più bassi.
L'unico investimento consigliabile è una bella Ruger a difesa dei propri cari e della propria casa.
mercoledì 12 novembre 2008
Crisi: effetti collaterali involontari.

Avremo perciò meno coronarie schiantate dal cibo spazzatura e meno persone a rischio diabete, ma aumenterà la pubblicità di merendine e bibite gasate che si contenderanno gli slot TV con le case automobilistiche che pretenderebbero che ci compriamo, un anno sì ed uno no, un'auto da 30.000 euro, cioè il doppio dello stipendio di un impiegato.
Insomma, meno cibo spazzatura ma più TV spazzatura!
martedì 11 novembre 2008
Punti di vista americani

Il commento della redazione è stato che....no, non si sono incavolati, ma hanno apprezzato molto questo dedicarsi a se stessi della bancaria italica. Anzi, hanno commentato che sarebbe ora che gli americani prendessero esempio dagli italiani (e dagli europei in generale) e si prendessero un po' di pausa, considerato che molti non si prendono nemmeno tutte le ferie.
Ovviamente è una questione di punti di vista.
Ma se avesse ragione e cominciassimo tutti quanti (cinesi e indiani compresi) a prendercela un po' più comoda e smettere di correre come pazzi verso........la morte?
Forse Brunetta si dispiacerà, ma lui vuole passare alla Storia.
Noi, che saremo dimenticati come i miliardi di umani prima di noi, sicuramente finiremo sotto tre palmi di terra dopo aver sprecato una vita e senza prenderci una pausa di 10 minuti al bar con un'amico/a, un caffè con le tre C e un cornetto pieno di nutella.
venerdì 7 novembre 2008
Il comodo Obama

martedì 4 novembre 2008
Crisi temporanea o recessione?

domenica 2 novembre 2008
La fine delle veline

La testa di gomma flessibile è gestita da 34 servomotori che non possono ovviamente mimare a pieno le espressioni umane ma, tenuto conto che certi attori, e sopratutto certe attrici famose e formose, sono dei veri cani quando recitano, si può pure pensare di sostituirli con un robot che, probabilmente, ha più intelligenza.
Artificiale, ma sempre intelligenza.
Con il progresso spariscono tanti mestieri ed ora anche quello della velina è destinato a diventare solo un ricordo, con grande dispiacere di calciatori e altri protettori.
martedì 28 ottobre 2008
TFR e Fondi Pensione: un flop previsto

E’ emerso che solo il 27% ha intenzione di passare il TFR ai fondi e, quindi, il 73%, una schiacciante maggioranza, quasi un plebiscito, lascerà il TFR in azienda, ovvero, come avrebbe detto il Gattopardo Principe di Salina: tutto cambia e tutto resta come prima.
Le ragioni, che potevano essere immaginate anche prima di fare l'ennesima legge inutile, sono quelle che hanno alla base il buon senso e sopratutto la ricerca per la sicurezza per i propri soldi che dovrebbe avere ogni buon padre di famiglia.
La prima ragione per questa scelta conservatrice è il rendimento certo che la legge attuale garantisce al TFR, che è pari al 75% del tasso di inflazione più un 1,5% all'anno e che, in soldoni, vuol dire che il TFR lasciato in azienda rende almeno il 3% all'anno che, con i tempi che corrono, e quelli che si preparano per la finanza, è sicuramente un ottimo nvestimento per chi non ama il rischio.
La seconda ragione è la possibilità di intascare subito il TFR in caso di licenziamento o dimissioni; è anche in questo caso vediamo che il lavoratore fa una scelta oculata e prudente perché preferisce il certo all’incerto, oltre ad essere una scelta obbligata per chi perde il
posto di lavoro: il TFR, infatti, è stato istituito per dare al lavoratore licenziato un sostegno economico fino a quando non trovi un nuovo lavoro e, quindi, si tratta di un ammortizzatore sociale che verrebbe a mancare se il TFR è “imprigionato” in un Fondo Pensioni.
La terza ragione è la paura di non poter riscuotere un anticipo del TFR dopo 8 anni in azienda, in caso di accensione di un mutuo o per spese mediche, ed anche questa sembra sia una scelta, non solo saggia, ma addirittura socialmente utile: un lavoratore per comprare la sua casa o quella per un figlio utilizza i suoi soldi.
La quarta ragione è l’incertezza sulla tassazione finale effettiva che graverà sui fondi pensione, al momento della loro riscossione, e questo la dice lunga sulla capacità di legiferare dei nostri politici, di qualsiasi colore, che, con la riforma Dini, fecero prima un articolo che consentiva a chi voleva di passare al contributivo e poi, quando si accorsero che a qualcuno conveniva “troppo”, d’imperio cambiarono le carte in tavola, dimostrando di essere degli incompetenti ed anche poco democratici.
La quinta (non valutata dalla ricerca ed è una mia ipotesi di impenitente malpensante) sarà sicuramente l'atteggiamento dei datori di lavoro che "convinceranno" i propri dipendenti a scegliere di tenere il TFR in azienda perchè sarebbe per loro duro sborsare 1.100 euro l'anno per ognuno dei propri dipendenti: si tratterebbe, dal loro giusto punto di vista, di una nuova forma di tassa!
Ma il 27% che sceglierà i fondi da chi è composto? In gran parte si tratta di dirigenti che potrebbero avere una probabile giustificazione nelle facilitazioni offerte loro dalle aziende che, di solito, danno un contributo aggiuntivo al fondo pensione come benefit per lo status.
In conclusione il secondo pilastro della previdenza sembra già crollato mentre il terzo, la previdenza basata sui risparmi dei singoli, appare addirittura un’ipotesi offensiva per i lavoratori che ormai hanno molto poco da risparmiare, grazie agli economisti italiani (nessuno dei quali ha mai vinto un Nobel) che ci dissero che un cambio di 1936,27 lire per euro avrebbe favorito le esportazioni, i redditi degli imprenditori ed i salari dei lavoratori.
venerdì 24 ottobre 2008
Chi dirige la BCE

C'era Mario Monti, come al solito sempre in palla, Giulio Tremonti, che ormai si atteggia ad oracolo, dopo che crede di aver pronosticato la crisi, e Dario di Vico che, invece di stimolare la discussione sembra fatto apposta per addormentarla.
Meno male che dal pubblico s'è alzato Cesare Romiti che ha chiesto del perchè a noi italiani l'euro ci fa tanto schifo (perchè ci ha resi poveri!) non ostante gli economisti e i banchieri centrali dicano che ci abbia salvato dall'inflazione.
La risposta di Bini Smaghi è stata che non è vero che non abbiamo fiducia nell'euro e la riprova è il fatto che gli italiani, cioè gli ex contadinacci arricchiti, continuino a comprare BOT.
Secondo l'uomo della BCE, questo è un segno di fiducia nella moneta unica e non, com'è nella realta, il segno che l'italico è così abituato a vivere di rendita alle spalle della Repubblica che oggi compra BOT in euro come per lustri ha comprato BOT in lire, forte del fatto che è difficile che un governo consolidi il debito pubblico, anche se già accaduto in passato.
Considerate voi in che mani sta la moneta unica che, a questo punto, non credo abbia molto futuro.
venerdì 17 ottobre 2008
Cartelle fondiarie di Stato

venerdì 10 ottobre 2008
Mercato deregolato o sregolato?

Solito disaccordo fra economisti sulla genesi della crisi, che potete leggere qui. Come al solito, la sconfitta è figlia di ignoti.
Su una cosa c'è estrema concordanza: tutto parte dall'avidità.
Dei manager, per stipendi sempre più ricchi e per restare in sella ad ogni costo, favoriti dalla mancanza di controlli.
Degli azionisti di voler accrescere il valore delle azioni, invece di puntare al normale dividendo effetto di una sana gestione.
Anche gli investitori hanno le loro colpe perché, è vero che i banchieri presentano appetitosi strumenti finanziari che promettono grandi guadagni, ma è anche vero che i risparmiatori, come la Geltrude di Manzoni, non dicono mai no se c'è da incassare senza lavorare. E peccano anche loro di avidità!
Perché certi peccati si devono fare per forza in due.
Il sessuomane e la puttana.
Il traditore e l'amante.
Il giocatore ed il baro.
Il banchiere avido ed il cliente, pure!
giovedì 9 ottobre 2008
Non c'è più religione

mercoledì 8 ottobre 2008
Bandiera Bianca

E implicitamente ammette, di avere fatto la più grande cazzata della storia quando, per seguire astrusi modelli teoretici di monetaristi acritici, ha innalzato i tassi a livelli spropositati, ingenerando una stupida inutile devastante corsa con la FED a chi li portava sempre più in alto.
La classica gara che fanno i ragazzotti brufolosi sotto alle docce.
Il risultato, che avevo previsto con il buon senso del padre di famiglia, e senza tanto smanettare con astruse teorie economiche, è quello di questi tre post che prego di leggere senza pensare che da qualche parte io abbia una palla di vetro, ma di considerare che sono solo uno che ogni giorno osserva e parla con la gente comune, la povera gente sbattuta come fuscello nella tempesta, gente che deve avere paura del futuro, senza che ce ne sia bisogno, perchè abbiamo tutta la tecnologia e tutte le capacità per far vivere bene anche il popolo, oltre ai quei teorici che si trastullano con i tassi, comodamente seduti nelle loro torri di avorio, con stipendi favolosi, pagati da noi miliardi di poveri cristi in croce!
La BCE crea inflazione
Spiegazioni per non addetti ai lavori
L'euro guidato dai ciechi
lunedì 6 ottobre 2008
Dove sono i nostri soldi?

sabato 4 ottobre 2008
Doveva succedere ed è successo!

mercoledì 1 ottobre 2008
Capitalismo darwiniano

Nel panic selling si vende di tutto, anche azioni buone che forse sarebbe bene tenersi in portafoglio.
Ovviamente, se qualcuno vende, c'è anche quacluno che compra (a prezzi stracciati) e che si troverà, fra qualche tempo, quote di aziende che con la crisi finanziaria non c'azzeccavano un tubo.
Ma quelli che comprano chi sono? Fessi matricolati o furboni della più bell'acqua?
Io propendo per la seconda ipotesi e mai come oggi vale l'adagio di Galbraith che diceva che la borsa è il luogo dove gli imbecilli vengono separati (ad arte) dal loro denaro.
sabato 27 settembre 2008
domenica 21 settembre 2008
Più che una Blog-fest era un Blog-mortorio

Tengo famiglia (Flaiano)
L’umanità la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà… (Sciascia).
venerdì 19 settembre 2008
La peste del debito oscuro

E da allora nessuno ha fatto niente! Nè le banche centrali nè la politica!
Inoltre è stato lanciato l'euro, però senza una struttura europea di vigilanza e le banche hanno fatto un po' come volevano.
Poi, con l'esigenza di trimestrali per accontentare gli analisti, con ricchi premi ai bancari tutti (receptionist comprese), s'è allargato il credito fino all'assurdo, come i mutui al 100% e anche ai precari.
A questo si sono aggiunte le stronzate di FED e BCE di dare bei scossoni ai tassi e l'edificio di carta ha cominciato a sbriciolarsi.
Ora che deve fare il risparmiatore?
Deve stare fermo e tranquillo, stare molto lontano dalle banche, tenersi liquido, allegerire le posizioni debitorie (mutui, prestiti, esposizioni) e fare due atti politici:
1) sollecitare le autorità a prendere in mano la situazione che non ha soluzioni tecniche, ma esclusivamente politiche;
2) inondare di proteste i politici di ogni colore perchè blocchino le assurde manovre dei monetaristi della BCE, perchè solo abbassando subito i tassi si potrà avere, non tanto una ripresa immediata, ma almeno un non peggioramento della crisi.
Inoltre la politica deve stabilire regole di vigilanza che riportino tutto il sistema bancario a regole classiche:
a) tassi proporzionali al rischio del prenditore,
b) contingentamento del credito per chi è a rischio,
c) divieto di partecipare al capitale di rischio delle imprese che devono cercarselo sul mercato.
Quest'ultimo è il bubbone infetto e non ancora scoppiato.
Quello che temo è che le banche, per rimettere a posto i loro conti, debbano far rientrare ASAP chi è molto esposto, costringendo anche molte PMI a fallire.
Vi rendete conto di quante aziende sono sommerse di debiti?
L'unica soluzione è perciò politica!
Purtroppo non vedo, nè in USA nè in EU, gente che abbia la forza per prendere in mano la situazione senza essere succube del timore reverenziale nei confronti di FED e BCE.
lunedì 15 settembre 2008
Fondi Pensione e banche sull'orlo del burrone

sabato 13 settembre 2008
venerdì 12 settembre 2008
Sotto a chi tocca!

Purtroppo gli americani hanno un difetto genetico: quando hanno un problema lo devono risolvere. E' una malattia. Non stanno lì a piangere per anni sul World Trade abbattuto.
Prendono un esercito e il 7 ottobre 2001, cioè nemmeno un mese dopo il 9/11, attaccano l'Afghanistan, a ben 10.000 km di distanza, e sbaraccano i talebani.
Così hanno fatto con le due banche inguaiate di crediti inesigibili.
Ora pare tocchi a Leheman Brothers, banca d'investimenti che era tanto fico avere nel CV. Ne seguiranno altre finchè la carta che sostiene altra carta non sarà sparita totalmente (c'è ancora un po' di monnezza finanziaria in giro negli USA).
In Europa, invece, dopo il salvataggio della Northen Rock inglese, pare tutto sia tranquillo, anzi, la BCE continua a tenere i tassi a livelli stratosferci, benche l'economia abbia praticamente l'encefalogramma piatto e nessuna speranza di riaversi dal coma artificiale cui l'ha condannata Trichet con la sua assurda politica monetarista. Un accanimento terapeutico contro un malato già poco vitale che costringerà gli europei ad emigrare a loro volta.
Ma i maligni dicono che, forse non quest'anno, ma l'hanno prossimo sicuramente, anche un paio di banche europee dovrebbero saltare.
Quali? Si accettano previsioni e scommesse.
Ma potrebbe anche non accadere niente. In Europa sono molto bravi a nascondere la monnezza finanziaria facendo un po' di ardite fusioni fra cadaveri e aspiranti cadaveri bancari.
Devono solo mettersi d'accordo su come spartirsi i posti con variopinte forme di governance.
mercoledì 10 settembre 2008
lunedì 8 settembre 2008
Offshoring in America?

C'eravamo abituati a comprare le americanissime scarpe NIKE e trovare l'etichetta Made in China e perfino Made in Vietnam, alla faccia di tanti anni di guerra, napalm e violenze di ogni genere.
Fra poco però ci potrà capitare che, guardando dentro a una borsa di una griffe europea, ci troveremo un bel Made in USA. Proprio così!
I governatori di molti stati USA, gente che prende veramente a cuore le sorti del proprio stato e non va perdendo tempo in congressi o a fare investimenti in aviolinee cotte, decotte e stracotte, stanno corteggiando le aziende europee per convincerle a fare offshoring dalle loro parti.
Quello che offrono è una legislazione più favorevole alle imprese, manodopera qualificata, o da riqualificare a spese dello stato, nonchè un dollaro debole, che si deprezza sempre di più contro l'euro forte grazie alle follie della BCE; dulcis in fundo, anche incentivi economici per chi costruisce stabilimenti in America come hanno fatto già con la Volkswagen.
E da noi? ICI o non ICI, grembiule o non grembiule, braccialetto o non braccialetto.
sabato 6 settembre 2008
Spiegazioni per non addetti ai lavori

Ci vediamo in un vortice di aumenti, tassi alti, inflazione, disoccupazione e soprattuto di tante chiacchiere, però non riusciamo a capire che è successo e se qualcuno ci sta mettendo rimedio a questo guaio.
Rispondo subito alla seconda domanda: nessuno sta facendo niente di serio e per due motivi.
Di quelli che dovrebbero metterci mano, i politicanti, pochi capiscono i perversi meccanismi che si sono messi in moto nel mondo finanziario e, se uno non sa cosa c'è sotto al cofano di una macchina, non ci mette mano e, se ancora più saggio, chiama un meccanico per capire il guasto e ripararlo; il problema è che il meccanico preposto è quello che ha fatto andare il motore fuori giri perché non ha pensato di costruire un sistema di regolazione del motore, per cui nessuno sapeva che stava sbiellando finché non si è cominciato a vedere che la macchina rallentava, cioè che l'economia entrava in crisi, e finché non si visto fumo nero dal tubo di scappamento, cioè che banche, come la Northen Rock inglese, stavano per fallire, e che non era che la prima di tante altre nel mondo. Hanno cominciato le piccole, poi, mano mano, seguono quelle più grandicelle ed ora si aspetta il botto di una grande banca americana e di una europea. E non si sa se è finita. O, sarebbe, meglio dire, potrebbe finire se qualcuno ci mettesse mano a questo motore svalvolato. Ma, come detto all'inizio, nessuno ci mette mano e se qualcuno sta operando, o fa ulteriori casini, vedi le bischerate delle banche centrali che giocano con i tassi.
Il secondo motivo è che molti cercano di nascondere il problema che sta sotto al loro cofano e un esempio di questa mentalità è un'uscita di John Thain, AD di Merrill Lynch, che ha detto che il loro non è un problema di capitali, quando tutti sanno benissimo che il loro problema è la mancanza di soldi.
Ritornando al primo quesito: "che cosa è successo?", la spiegazione, in parole povere, e che le banche, quasi tutte, hanno prestato soldi molto al di là del loro capitale, che è come dire, che hanno prestato i soldi dei loro azionisti, quello dei correntisti, quello dei risparmiatori ed anche oltre, cioè soldi che non avevano. Poi, per liberarsi di tutti questi crediti, li hanno o venduti ad altre banche, o li hanno impacchettati in strumenti finanziari molto sofisticati, che sono parenti stretti dei pacchi che alcuni imbecilli continuano a farsi fare quando credono di comprare a €500 euro la Nikon D700 da 2300 euro. Perché la mamma degli imbecilli ne partorisce un sacco che credono che la banche siano istituzioni benefiche.
Siccome quando spunta una moda, tanti la vogliono seguire, (se no, che moda sarebbe), tantissime banche in giro per il mondo, si sono messe a fare tutte gli stessi giochini, con l'aggravante che, per partecipare al gioco, hanno cominciato a prendere in prestito soldi da altre banche, per cui si è costruito un castello di debiti appoggiato su altri debiti tutto basato sui crediti che le banche dovevano riscuotere dai loro clienti.
Quindi già una situazione instabile, ma finché chi ha il mutuo paga la sua rata, tutti, a cascata, sono contenti. Poi, un bel giorno, le autorità monetarie credono di vedere il diavolo, l'inflazione, e allora alzano i tassi. Il poverino paga la rata più cara, e però riduce altre spese, e qualcuno comincia a vedere meno soldi in giro e il resto ve lo potete immaginare.
Si avvia un rincorrersi di tassi che salgono, rate che non si pagano, riduzione dei consumi, prezzi che si alzano, perché chi non vende deve recuperare in qualche altro modo, e le autorità monetarie che fanno a quel punto? Alzano ancora di più di tassi, e il tornado inflazionistico si fa più forte e soprattuto risucchia liquidità, i soldi spariscono nelle banche e non entrano più nelle tasche dei commercianti. Però accade un fatto nuovo e spiacevole: molti non riescono a pagare e quindi anche le banche non riescono a pagare i loro debiti con le altre banche. La crisi di liquidità colpisce anche il sistema bancario e chi presta alle banche, siccome corre un rischio maggiore, vuole interessi più alti che la banca, puntualmente scarica sui suoi clienti e le rate dei mutui salgono ancora, finché la banca si trova con i debitori che non pagano, i suoi creditori, cioè le altre banche, che non le danno più soldi, e, siccome le cattive notizie volano, si trova risparmiatori e correntisti fuori dalle filiali che rivogliono i loro soldi perché hanno paura di perderli.
Chi ha creato tutto questo casino? Le banche centrali? In parte. Ma buona parte della colpa ce l'anno i banchieri in gessato e grisaglia, sono loro, con il loro permanente sorriso a 64 carati, che hanno creato il problema prestando soldi che non avevano. Loro dicono per il bene del popolo ovviamente: mutui facili per far comprare la casetta anche al precario con 500€ al mese. Ma anche per dare più interessi al loro correntista. Invece del 2%., prima del tasse, il 2,2%, sempre prima della ritenuta del 27%. La verità è che loro hanno fatto crescere a dismisura i prestiti perché così possono spuntare più salario per loro e per i loro amichetti. Più il bilancio è buono più grandi sono le gratifiche e le stock option, così al CIO conviene fare puttanate, gliele ricompensano bene, se non benissimo. E io pago, direbbe Totò!
Come se ne esce?
Finchè i meccanici sono quelli che hanno creato il problema, cioè gli attuali banchieri e i direttivi delle banche centrali, non se ne esce, se non lentamente e con danni irrevresibili perchè c'è un ulteriore nuovo problema: se in un posto le cose vanno male, chi ha i capitali li va ad investire dove trova un reddito. Il denaro viaggia e nessuno gli può mettere il sale sulla coda.
Perciò potrà succedere che molte imprese chiuderanno, sopratutto in Europa, per mancanza di redditività, con conseguente ulteriore disoccupazione, crisi di liquidità, inflazione e di nuovo tassi alti.
martedì 12 agosto 2008
Nucleare, chi paga?

Il problema è il costo, valutato in ca. 9,5 miliardi di euro per una centrale a due reattori, una cifra che molte aziende energetiche non hanno e che sarebbe anche difficile reperire sul mercato, sopratutto oggi che c'è una crisi finanziaria.
Qualcuno sogna prestiti garantiti dal governo federale, che ha già i suoi problemi di deficit da gestire, però nessuno pensa che, se smettessimo di usare le risorse terrestri come se fossero infinite, forse troveremmo che, per non costruire nuove centrali e ridurre la dipendenza dal petrolio, basterebbe usare le tecnologie di cui disponiamo.
Con il solo telelavoro di 32 milioni di americani si avrebbe una diminuzione di importazioni di petrolio dal 24 al 48%.
Ma qualche governante queste cose le sa?
venerdì 8 agosto 2008
Fatture elettroniche

mercoledì 6 agosto 2008
Chi è causa del suo mal, pianga se stesso

Adesso speriamo che la signora Merkel, l'unico capo di governo con le palle nella EU, chiami a rapporto i cacasotto (da inflazione) della Bundesbank e gli dica di ordinare alla banda Trichet di smettere di trastullarsi con il tasso d'interesse, non alzarlo ancora e cominciare a riflettere (ma senza perdere troppo tempo) di riportare i tassi sotto al 3% e, nel contempo, ordinare alle banche di non prestare soldi a chi non li può restituire e/o li usa per scalate senza avere i denari.
martedì 5 agosto 2008
Imprese nelle banche o banche nelle imprese?

Una di queste è quella che permette una più pesante partecipazione della banche al capitale delle imprese, infatti, la direttiva esaminata dal CICR a luglio vincola gli investimenti nelle imprese con riferimento al patrimonio della banca e non a quello della società partecipata.
Ci risiamo! Tutto si ripropone, come l'onda sulla battigia!
Dalla sciagurata unità in poi, le imprese cercano disperatamente di risolvere i loro problemi di denari andando a trovare gli zecchini d'oro, che non possiedono e non sanno guadagnare, accollando alle banche le proprie industrie cotte e decotte.
Diciamoci la verità: le industrie italiche, salvando la faccia di pochissimi (Armani & C.), sono senza denari e non possono nemmeno cercarli sul mercato per i frequenti scandali alla parmigiana; inoltre, non generano abbastanza valore aggiunto, per pagare tasse, stipendi, capitale e debiti, e quello che producono è di così infimo valore tecnologico che può essere ormai riprodotto anche nel Burkina Faso. Altro che Cina!
Insomma, consentire alla banche di rischiare i soldi dei risparmiatori in imprese boccheggianti, è solo la costruzione di una nuova IRI, diffusa e non statale e, se non è zuppa è pan bagnato, alla fine è sempre la gente comune che ci rimette.
Invece si dovrebbe lasciar operare il processo darwiniano in atto, con la crisi economica che elimina le imprese non adatte; nel contempo, favorire il mondo del Venture Capital che è l'unico che può far nascere nuovo valore aggiunto, da nuove imprese, con nuove idee e, sopratutto, con gente nuova.
sabato 2 agosto 2008
Milano: segnali di degrado

domenica 20 luglio 2008
L' arretratezza culturale italica

Una fortuna derivante dall'ambiente liberale e libertario, proprio della cultura hippy, che attirò numerosi scienziati europei, oppressi dal bigottismo imperante in paesi come l'Inghilterra del dopoguerra.
In questo momento di gravissima crisi economica, dalla quale non si sa se l'Italia ne uscirà e come ne uscirà, alcune parlamentari trovano tempo per una severa interpellanza contro lo spot della TIM che sottendeva una certa libertà sessuale. Mi sembra un ottimo sintomo che l'Italia è, più o meno, ancora al dopoguerra, se non prima, in termini di antropologia delle classi dominanti.
domenica 6 luglio 2008
Libertà di parola

Per per il termine avionica, nel Dizionario della lingua italiana De Mauro, accessibile anche dalla Internet, la definizione è:
studio e realizzazione di apparecchiature elettroniche utilizzate in aeronautica
venerdì 4 luglio 2008
Sputtanamento Globale

Oggi l'unica cosa che conta in ambito commerciale è il BRAND, cioè il marchio, che assolutamente non può essere sporcato e svalutato da polemiche, lamentele, attacchi e da qualsiasi altra cosa negativa. In un certo senso il BRAND è più importante del prodotto o del servizio. E non sembri strano: avere un ottimo prodotto è il minimo che un'azienda debba avere per competere (perchè se non si ha nemmeno quello è meglio chiudere) e perciò la differenza la fa solo la capacità di mantenere il BRAND nei cuori e nelle teste dei consumatori! E questo si ottiene solo con tanta pubblicità ed un servizio al cliente più che eccellente!
Ogni attacco al BRAND, invece, significa perdita di clienti e fette di mercato. E perciò importante che chiunque riceva un disservizio, un prodotto scadente, o una qualsiasi mancanza di rispetto da parte di un'azienda, l'attacchi pubblicamente sui mezzi di comunicazione.
Se l'azienda ha rispetto per il consumatore, provvederà a chiudere la questione, anche prima di essere attaccata, ma, se non lo fa, allora non è un'azienda che merita i nostri soldi.
Questa strategia rivaluta stampa ed Internet perchè la lettura costringe il lettore alla riflessione, mentre la TV è evanescente: un passaggio in un TG colpisce molti, ma si dimentica subito, mentre un articolo rimane e si può facilmente passare ad altri con un click!
Cari amici avete un'arma galattica in mano: usatela! E' ora dello sputtanamento globale!
venerdì 20 giugno 2008
La scuola italiana: la fabbrica degli scarti

In una terza liceo, su 20 ragazzi, solo 5 promossi (25%), 5 bocciati (25%) e 10 rimandati (50%); uno addirittura in tutte le materie con corsi di recupero obbligatori e, infatti, il soggetto era molto spaventato dal dover studiare in due mesi tutte le materie.
Insomma, in qualche modo, un'altra a riforma rabberciata è stata applicata acriticamente, ma ci dovremmo interrogare su queste percentuali che, se fossero il risultato di una qualsiasi forma di produzione, sarebbero segni inequivocabili di dover chiudere quell’opificio fallimentare.
Restando alla brutalità dei dati di questa terza classe, essi dicono che:
1) il 25% dei pezzi sono scarti di lavorazione;
2) solo un 25% è defect-free;
3) il 50% va riportato in fabbrica per correggere i difetti.
In definitiva la fabbrica ha sfornato solo un quarto di prodotti buoni, il che mi sembra anche peggio di quello che faceva FIAT prima della cura Marchionne.
Ovviamente la fabbrica dirà che il problema era la materia prima che non era adatta!
venerdì 30 maggio 2008
La mancata recherche napoletana

Non vi è stato un Proust napoletano perchè Napoli è una città totalizzante e manichea. O si è o non si è, perchè la differenza fra chi ha (anche solo in apparenza) e chi non ha è così enorme, come status e appropriazione di valori posizionali unici, che chi appartiene alla parte fortunata assolutamente dimentica la parte lacera e stracciona da dove è venuto, perchè ha paura di ritornarci, se la sua promozione sociale è stata ottenuta da una durissima scalata ad ogni costo, o la ignora del tutto perchè chi è nato, cresciuto e pasciuto a Chiaia, a Posillipo e al Vomero, dell'altra Napoli non ne conosce neppure l'esistenza.
Finchè un giorno triste il corpo malaticcio della città povera, non curato dalla borghesia intenta nei suoi riti fatti di burraco e inutili serate a dormicchiare a teatro, non si ammala sul serio e va in crisi. Oggi la monnezza, ieri la fine ingloriosa del Banco di Napoli, l'altro ieri il colera, domani chissà. Allora i riflettori si accendono sulla città, con fastidio della Napoli fortunata degli alti burocrati, dei professori universitari, degli imprenditori veri con dichiarazioni dei redditi "da nord-est" e, ovviamente, a quel punto non sapendo che fare, perchè non sono abituati a governare una città complessa e, stante il fatto che la politica è sempre stata delegata agli scalatori sociali per merito di partito, cioè gente che sa come si manipola un'assemblea sindacale ma non sa niente di management, alla fine invocano sempre una Roma che risolva. Ovviamente, Roma, basandosi sulla comoda vulgata che è tutto e sempre colpa della camorra, tesi avvalorata da libri e film di successo degli intellettuali organici alla borghesia latitante, alla fine manda uno scontato prefetto o commissario, cioè uno sbirro, che facendo la "faccia feroce" dovrebbe sanare tutto.
Qualche volta funziona e tutto ritorna come prima. Anzi, meglio di prima, perchè lo sbirro di turno viene convinto, fra una festa vista Vesuvio e una cena in un circolo nautico, che, per oliare i meccanismi inceppati, è meglio che Roma molli un po' di euro di cui, come in un paese del terzo mondo, si approprierà la solita borghesia, di solito assente, ma sempre pronta a sedersi davanti ad una tavola ben imbandita.
Un'occasione per chi faceva finta di Essere di mettere a posto anche l'Avere del conto in banca in rosso profondo, tanto che, per farsi la mesata in un buco a Capri, si era dovuto lasciare un conto scoperto dal salumiere o non si era pagata la retta alla scuola privata.
Perchè la verità che gran parte della borghesia napoletana non vuole fare emergere è che pure loro sono degli straccioni ed è ovvio che le signore "bene" che comprano sulle bancarelle dei mercatini non amino che si veda che sotto allo Chanel hanno la sottana di acrilico e le mutande di cotonina cinese.
E non credo che un Proust napoletano abbia molto da dire su una tale borghesia fasulla.
Di quella ha già detto Scarpetta in "Miseria e Nobiltà"!
domenica 18 maggio 2008
Arrestare la monnezza

lunedì 12 maggio 2008
Redditi pubblici e prestiti facili.
La regola, infatti, vorrebbe che chi ha un debito abbia un flusso di profitti almeno pari agli interessi che paga alle banche e questo è, ormai documentato dalla pubblicazione dei redditi, un cosa per molti tecicamente insostenibile, a meno che i debitori non abbiano redditi nascosti, ma le banche non ne possono tenere conto, sia per deontologia ma anche perchè potrebbero agevolare l'evasione/elusione fiscale.
Anche se i dati sono ormai oscurati (si fa per dire!), nessuna istituzione preposta può adesso fare finta di niente quando un tizio va a chiedere, e spesso ottenere, mutui e prestiti assolutamente incompatibili con il risibile reddito dichiarato. tenuto conto che il futuro economico non è certo roseo ma al 70% più nero della mezzanotte, questo lassismo potrebbe far precipitare anche le nostre banche in una crisi da impossibilità di riscuotere i prestiti erogati.
Forse questi atteggiamenti di manica larga delle banche potrebbero essere anche reati e quindi anche la magistratura potrebbe avere diritto di andare a vedere com'è possibile che banche e finanziarie prestino denaro a chi si è dichiarato ufficialmente "un morto di fame"!
sabato 3 maggio 2008
Casta ignoranza

I nostri dati sono già in migliaia di archivi, alcuni anche all'estero, i protesti, le centrali dei rischi, il PRA, il catasto, gli enne enti previdenziali, i data base di marketing delle multinazionali, quelli delle banche e finanziarie, i tribunali, le polizie ed anche, ed ovviamente, il fisco.
Archivi che non si sa quanto siano protetti perché non c'è trasparenza sulla loro messa in sicurezza.
Quindi, qualsiasi entità pubblica voglia farci le pulci ha i mezzi tecnologici per farlo.
Ovviamente anche i servizi segreti stranieri hanno tutte le competenze e le macchine per accedere a qualsiasi archivio senza lasciare tracce (vedi le battaglie della http://www.eff.com/ contro il governo USA accusato di avere in segreto la tecnologia per rompere qualsiasi codice).
E, siccome anche le organizzazioni criminali hanno la capacità per avere le migliori risorse tecnologiche, è chiaro che, se vogliono, possono entrare ed uscire da qualsiasi archivio "insalutato ospite".
Per non parlare della frequente perdita/abbandono di nastri, dischi e PC con dati sensibili.
Tutto già evidenziato nel 1980 in "Data Base Nation" dove si mostra la fine "oggettiva" della privacy causa la pervasività delle tecnologie ICT.
Ciò premesso, ne vengono fuori due cose:
1) ci si preoccupa che il vicino non sappia il nostro reddito ma non che ci analizzino ogni giorno per i più svariati motivi: dal volerci vendere qualcosa a capire se si è mafiosi, terroristi o elettori acquisibili;
2) il fisco, nonostante tale potenza informativa e l'autorità per usarla, non è in grado di far pagare le tasse a tutti, forse per una legislazione troppo ingarbugliata che permette un contenzioso eterno.
Perciò una primissima cosa da fare sarebbe semplificare il sistema fiscale; Berlusconi come Alessandro: tagliare il nodo con un deciso colpo di spada!