venerdì 20 giugno 2008

La scuola italiana: la fabbrica degli scarti

Scusate se uso i vecchi termini, ma sono stufo di questa casta di mariuoli, sessuonomi e cocainomani (di ogni colore politico) che ci prende per i fondelli cambiando solo il nome alle cose in modo che tutto cambi e tutto sia molto peggio di prima, per noi, ovviamente.

In una terza liceo, su 20 ragazzi, solo 5 promossi (25%), 5 bocciati (25%) e 10 rimandati (50%); uno addirittura in tutte le materie con corsi di recupero obbligatori e, infatti, il soggetto era molto spaventato dal dover studiare in due mesi tutte le materie.

Insomma, in qualche modo, un'altra a riforma rabberciata è stata applicata acriticamente, ma ci dovremmo interrogare su queste percentuali che, se fossero il risultato di una qualsiasi forma di produzione, sarebbero segni inequivocabili di dover chiudere quell’opificio fallimentare.

Restando alla brutalità dei dati di questa terza classe, essi dicono che:

1) il 25% dei pezzi sono scarti di lavorazione;
2) solo un 25% è defect-free;
3) il 50% va riportato in fabbrica per correggere i difetti.

In definitiva la fabbrica ha sfornato solo un quarto di prodotti buoni, il che mi sembra anche peggio di quello che faceva FIAT prima della cura Marchionne.

Ovviamente la fabbrica dirà che il problema era la materia prima che non era adatta!

Ma la fabbrica ha sempre ragione anche se, vista l'ecatombe fatta per un tardivo (dal '68) recupero di severità, dobbiamo considerare che, in un paese con pochi giovani, con pochi diplomati e pochissimi laureati, ritardare di un anno l'entrata nel mondo del lavoro di questi ragazzi che sono stati considerati solo "scarti di lavorazione" avrà l'effetto di far arretrare ancora di più un paese dominato da vecchi barbogi che credono ancora alla loro favoletta auto assolutoria dove i giovani sono fannulloni (come i loro padri, of course), dimenticando che ogni bambino nasce con possibilità educative imprevedibili ed ha perciò diritto al pieno successo formativo.

Lo sancisce la Costituzione repubblicana ed è la Repubblica che deve farsene carico, rimuovendo, attraverso la scuola e nella scuola, tutti gli ostacoli che impediscono il dispiegarsi delle potenzialità del giovane.

Se questo non accade, il problema non era nel blocco di creta ma nella mano di chi lo forgia.

1 commento:

Mario ha detto...

L'argomento "scuola" è fondamentale per un popolo che vuole crescere e prosperare. La scuola attuale non è adeguata, da molto tempo, a questa prospettiva. Si impngono materie e programmi senza tener conto delle capacità degli insegnanti (sempre più scadenti e demotivati) e senza considerare le attitudini e gli interessi dei ragazzi, senza individuare e valorizzare i loro talenti e potenzialità. Non si propongono principi e valori di riferimento, non si trasmette passione e cultura, non si prospetta una metodologia di studio adatta ai singoli studenti; ogni insegnante va per la propria strada, con le proprie convinzioni, disattenzioni e impostazioni, senza curarsi di quanti riescono a seguirli (sperando poi che la strada che seguono sia buona ...).
Si è lontani, quasi all'opposto, dal senso della vita e dal mondo del lavoro; ad esempio: si demonizza la "copia", invece di insegnare a "saper copiare", oppure si giudica il singolo, mettendolo in competizione con gli altri singoli, senza valorizzare il lavoro di gruppo e la comunicazione al suo interno, la sua organizzazione, la ripartizione di ruoli in funzione delle singole capacità ed attitudini, la solidarietà, l'impegno verso un obiettivo etc.
Nessuno si sente responsabile di questo fallimento, addossando la colpa ai ragazzi ed ai mali della società attuale.
Leggevo che nel terzo mondo, in situazioni molto disagiate, i ragazzi sono "felici" di andare a scuola (noi abbiamo perso questa occasione di felicità, togliendola a noi ed ai nostri ragazzi). Forse un po' di severità non farebbe male, ma la base su cui costruire è l'amore (quello che forse trova maggiore spazio nelle condizioni disagiate del terzo mondo).