venerdì 10 ottobre 2008

Mercato deregolato o sregolato?

Ieri 9 ottobre 2008, (anno bisesto, anno funesto), al Politecnico di Milano convegno sul futuro dell'economia e della finanza mondiale a fronte della crisi bancaria mondiale.

Solito disaccordo fra economisti sulla genesi della crisi, che potete leggere qui. Come al solito, la sconfitta è figlia di ignoti.

Su una cosa c'è estrema concordanza: tutto parte dall'avidità.

Dei manager, per stipendi sempre più ricchi e per restare in sella ad ogni costo, favoriti dalla mancanza di controlli.

Degli azionisti di voler accrescere il valore delle azioni, invece di puntare al normale dividendo effetto di una sana gestione.

Anche gli investitori hanno le loro colpe perché, è vero che i banchieri presentano appetitosi strumenti finanziari che promettono grandi guadagni, ma è anche vero che i risparmiatori, come la Geltrude di Manzoni, non dicono mai no se c'è da incassare senza lavorare. E peccano anche loro di avidità!

Perché certi peccati si devono fare per forza in due.

Il sessuomane e la puttana.

Il traditore e l'amante.

Il giocatore ed il baro.

Il banchiere avido ed il cliente, pure!

6 commenti:

andrea ha detto...

sono entrato su segnalazione di rinaldi e trovo divertente il tuo modo di esprimerti.
concordo con te su buona parte degli argomenti letti, anche se una visione più generale (mondo) potrebbe alterare alcune considerazioni.
in fondo l'italia è un bruscolino e l'europa un adolescente economico ma un feto politico.
altre potenze politico/economiche ben più pesanti stanno agendo sulla barca dell'economia (e soprattutto finanza) globale.
mi inserirò (tempo permettendo) di volta in volta e diamo pure via al confronto.
mensa andrea

max the monkey ha detto...

ciao e grazie per la citazione (riguardo al mio articolo sul convegno, eh, nonsono né un cliente né un baro ecc....)
:-)
max
ohmymarketing

Roberto Marsicano ha detto...

@Andrea
Io credo che l'Europa, forte della sua tradizione di welfare pubblico, può fare molto per far adottare in tutto il mondo un sistema di protezione di coloro che sono più deboli di fronte agli squali della finanza che, ti ricordo, hanno cercato di introdurre in Italia sistemi di pensione all'americana che stanno oggi mostrando la loro pericolosità.

andrea ha detto...

l'avidità dei banchieri richiama una bella e facile immagine di facce grinzose, dita rapaci, gessato e cilindro, immagine perfetta di essere ripugnante quanto iniquo.
validissima come capro espiatorio, ma per me peggio dei banchieri, ci stanno due entità a monte: i controllori (autorità monetarie), e soprattutto il moloh dei debiti USA.
Gli Usa sono anni che vivono ben al di sopra dei loro mezzi, e parlo proprio delle persone, ma anche delle istituzioni finanziarie.
la loro capacità di ingoiare ricchezza prodotta da altri non solo non è appagata, ma non tende nemmeno a ridimensionarsi.
la loro politica, e la loro forza militare, supporta questa "fame", concentrandosi sul come aumentare o almeno mantenere tale tenore.
se in tutto il mondo la regola che i debiti andavano pagati, per gli USA si è fatta un'eccezione.
dapprima con l'accordo di B.W. sulla parità con l'oro, poi con l'invasione a livello planetario di dollari mediante i quali gli USA hanno fatto pagare al resto del globo la loro guerra in vietnam (denuncia unilaterale della convertibilità), ed hanno tentato di far pagare anche la guerra al terrorismo. ma avevano ormai poche chanches.....
il modo con cui è stato possibile aumentare ai livelli attuali i loro indebitamenti (federale, statale, personale, commerciale), è stato quello di attirare continuamente capitali dall'estero con la promessa di facili ritorni (in borsa, coi derivati, ecc...).
ecco che quando l'attrattiva reale perde colpi, si genera una attrattiva ulteriore basata su una colossale truffa, perchè è difficile definire in altro modo i famosi prodotti finanziari derivati. (di questi e della meccanica che ha portato all'attuale disastro ne parleremo eventualmente a parte).
per poter perpetrare tale truffa i controllori, che potevano prevedere benissimo dove sarebbero finiti (anzi più di un illustre economista ha previsto sin da diversi anni addietro cosa sarebbe successo)hanno chiuso gli occhi, ma soprattutto il naso. complici soprattutto le società di rating, legalmente irresponsabili dei loro giudizi, ma utilizzate per definire l'allocabilità dei prodotti suddetti. (triple a alle famose salcicce avvelenate).
di qui i famosi banchieri avidi, strumento di quella diffusione di questa m..... finanziaria che ora tutti aborriscono. anch'essi, ovviamente non essendo "innocenti" (nella dizione americana che significa ingenui, bonaccioni), hanno preteso lauti introiti per partecipare al gioco.
pertanto attenzione ai facili capri espiatori..... sacrificare i complici finali, indicarli come unica causa del crac, è fuorviante e ingenuo... non erano ne ingenui ne innocenti ma complici.
se si vuole davvero colpire la testa del drago, non è SOLO con loro che bisogna prendersela.

andrea ha detto...

"far adottare in tutto il mondo un sistema di protezione di coloro che sono più deboli..."
i sogni sono belli, ma la realtà lo è meno.
per "far cambiare" un sistema o anche una piccola parte di un sistema, conosco solo due modi : la forza o la convenienza.
lasciamo perdere la forza, ma anche la convenienza perchè le forze dominanti non sono sicuramente qualle che avrebbero vantaggio da un welfare più protettivo.
se riesci a trovare un modo per almeno far apparire più conveniente una maggior spesa in welfare, sono pronto a sottoscriverlo e a sostenerlo a spada tratto.
facevo un semplice conto (moltiplicazione) di quanto sarebbe costato alla FED finanziare i subprimer (1.300.00x 100.000 $)e vedi che il costo, gia ora sarebbe stato inferiore a quanto stanziato finora senza contare che sarebbe stato diluito nel tempo.
vedi quindi che anche di fronte ad una palese convenienza tra conti previsionali, non si muovono mai a favore dei più deboli.

andrea ha detto...

Crisi del credito: è appena l'inizio?
lunedì 24 settembre 2007
Alcuni esperti stanno in queste settimane affermando che la recente crisi del credito (la cosiddetta crisi dei mutui subprime) è appena all'inizio ed è destinata a durare a lungo. Mi pare interessante approfondire le loro argomentazioni, per quanto io speri personalmente in un quadro più ottimistico, perché comunque dà modo di approfondire alcuni aspetti della “crisi dei mutui subprime”, da cui poi ciascuno può trarre delle conclusioni. Vi anticipo che è una storia lunga, per cui dovrò scriverla a puntate.
Venendo alle opinioni dei “pessimisti” la causa della crisi attuale sarebbe in realtà da ricondursi al livello di credito/debito ormai insopportabile del sistema economico globale. Qualcuno non esita a fare il paragone con il declino giapponese dal 1990 al 2003, seguito allo scoppio della bolla nipponica del credito, in cui l'indice Nikkei ha perso l'80% in un arco di 13 anni, passando dai 38916 punti del 29 dicembre 1989 ai 7607,88 del 24 aprile 2003. Oppure, chi la vede un po' meno nera prospetta qualcosa di simile alla stagnazione dei mercati USA tra il 1960 e il 1975, dove il mercato è rimasto pressoché piatto.
Il punto cruciale è che secondo questa corrente di opinioni, veniamo da un periodo che qualcuno giudica di troppa liquidità, troppa leva, e troppa “ingegneria finanziaria”, e si sarebbe creata una bolla destinata a sgonfiarsi, con conseguenti tempi duri in arrivo per gli investitori.
L’aspetto importante del ragionamento degli esperti “pessimisti” è che indubbiamente chi ha fatto un mutuo oltre le proprie possibilità, e adesso non può pagare le rate, ha delle colpe, ma ci sono delle responsabilità ben più gravi. E in genere si parla di tre soggetti:
gli organi di regolamentazione, che hanno lasciato che molte banche americane trasferissero miliardi di dollari di crediti a rischio a risparmiatori stranieri, attraverso metodi poco trasparenti;
gestori di hedge fund e fondi pensione, che hanno abusato di meccanismi di leva che non sempre comprendevano pienamente
ingegneri finanziari che hanno sviluppato modelli di “sicurezza statistica” del credito, calcolata però con metodi matematici dalle basi tutt'altro che solide.
Tanto da far dire a qualcuno che in realtà vi sarebbe stata una spinta verso la diffusione di prestiti, anche a rischio, perché molti erano interessati a comprare il debito. Un ragionamento che può sembrare strano, ma lo è molto meno se anziché vederli come un mezzo per acquistare una casa, si cambia prospettiva e si pensa ai mutui come uno strumento che consente di generare cash flow a chi li concede, e magari costruirci sopra dei derivati di qualche tipo, in un momento di tassi relativamente bassi.
Continuiamo “l'approfondimento pessimistico” sulla crisi del credito. E passiamo ad una domanda abbastanza semplice: com'è possibile, in un mondo finanziario in cui vi sono soggetti indebitati per miliardi di dollari, che cambi qualcosa se qualche mutuo, peraltro subprime, non viene pagato?
Il problema - secondo i pessimisti - sarebbe che i mutui subprime, se non sono stati il motore, per molte banche sono stati il carburante di una sorta di fabbrica della liquidità. Questo perché è completamente cambiato il modo di lavorare delle banche.
Dieci anni fa, le banche gestivano e finanziavano i prestiti che concedevano. Oggi non è in realtà più così. Le banche non finanziano più il credito, ma lo originano. Concedono i prestiti, li "ospitano" in bilancio per breve tempo e poi li distribuiscono agli investitori tramite strumenti come i CDO (Collateralized Debt Obligations) e simili. La conseguenza di ciò è che le banche si trovano con una minima parte di capitale bloccato, e possono concedere molti più prestiti.
E qui scatta un meccanismo decisamente “interessante”. In questa ottica, più prestiti concede una banca, più può concederne, dato che i CDO venduti fungono in pratica “da garanzia” (grazie a modelli matematici che prospettano come remota la possibilità che vadano in default) per concederne di nuovi: le banche si sono quindi trovate spinte a rilassare sempre di più i criteri con cui venivano concessi i crediti. E a volte nel rilascio di prestiti e mutui mettevano il naso broker privi di scrupoli, con risultati immaginabili.
A questo atteggiamento delle banche, si aggiunge quello dei compratori: i CDO venivano acquistati da compagnie di assicurazione, hedge fund e fondi pensione di tutto il mondo, finanziandone l'acquisto con prestiti a basso interesse in Giappone (il cosidetto fenomeno del carry trade) ma anche negli Stati Uniti.
In pratica, soldi prestati acquistano altri soldi prestati, e grazie ad adeguati modelli matematici, diventano garanzia per fare altri prestiti. Ma questo processo ha portato un grosso effetto collaterale: mentre prima il rischio era “all'interno” delle banche, dove era abbastanza osservabile e regolamentato, in questo quadro il rischio si è spostato in luoghi dove è difficile da identificare e Abbiamo visto il meccanismo che ha permesso al fenomeno del prestito di auto-alimentarsi. A tutto ciò si aggiunge il fatto che i beni acquistati con i soldi ricevuti in prestito, gli immobili, aumentavano sempre più di valore. Il che vuol dire che potevano fare da garanzia per prestiti di maggiori dimensioni, e come abbiamo visto precedentemente prendere (e dare) soldi in prestito conviene. Quindi da un lato qualche proprietario ha sfruttato l'occasione per chiedere fondi per acquistare una seconda casa, dall'altro le banche hanno utilizzato l'aumento di valore delle case che fungevano da garanzia peri i mutui per emettere ulteriori strumenti finanziari.
Ma soprattutto, questo “surplus” è stato sempre più utilizzati anche come garanzia di commercial paper. Le "commercial paper" (carta commerciale) sono strumenti finanziario a breve termine, costituiti da una promessa di pagamento in forma cambiaria con limitate garanzie reali, con scadenza fissa, emessa al portatore e negoziata a sconto. In pratica, è una sorta di “pronti contro termine” basata su capitale privato, utilizzato dalle imprese e dalle banche per la copertura del fabbisogno di capitale circolante. Diverse commercial paper sono state acquistate da fondi di investimento monetari a basso rischio (almeno, a basso rischio nelle intenzioni...). Ecco quindi quello che è probabilmente il meccanismo “di contagio”che ha permesso a crediti a rischio elevato di “infiltrarsi” in portafogli a basso rischio. Anche perché le quote dei fondi di investimento monetari possono a loro volta essere acquistate da altri fondi, propagando “l'infezione”.
Tra i pessimisti c'è anche Satyajit Das, che è considerato uno dei massimi esperti in materia di credito e di derivati, se non uno degli “sviluppatori” di molti strumenti finanziari "esotici". Insomma, uno da cui io personalmente mi aspetterei che questi strumenti li difenda, invece prospetta un “orso” (la fase di mercato in cui i prezzi declinano) di dimensioni “epiche”. Secondo i dati di cui dispone, Satyajit Das calcola che negli USA ci siano circa 550 miliardi di dollari di commercial paper (su un totale di 2.200 miliardi) che hanno come garanzia un mutuo.
Ma l'aspetto più interessante della ricerca di Das è che 1$ di capitale “reale” fa da base a 20-30$ di prestiti. Insomma, il mondo finanziario sarebbe un gigante dai piedi d'argilla: in quest'ottica qualcuno giudica anche “preoccupante” il fatto che il mercato dei derivati abbia raggiunto quest'anno un volume di 485.000 miliardi di dollari, otto volte il PIL degli Stati Uniti. “Preoccupante” non sarebbe tanto la dimensione del mercato in sé, ma l'assenza di un efficace coordinamento internazionale a livello di regolamentazione, qualità e standard, che fa sì che gli investitori sappiano sempre meno che cosa stanno comprando.
dove probabilmente non si è preparati per gestirlo.
Dopo aver parlato dell'auto-alimentazione del credito e di come le commercial paper hanno trasferito il rischio in contesti che dovevano essere a basso rischio, torniamo a parlare dei proprietari di case.
Quando sono aumentati i proprietari che non riuscivano a pagare le rate del mutuo e si sono visti la casa pignorata, quello che è realmente successo è che i modelli matematici che li descrivevano come “statisticamente affidabili” si sono dimostrati inaffidabili. E di conseguenza, gli strumenti, in particolare i CDO, che si erano basati su quei modelli matematici si sono improvvisamente trovati senza gambe. Inoltre, le banche ed i fondi non avevano più metodologie di valutazione, e di conseguenza hanno iniziato a rifiutare di accettare CDO e commercial paper che avessero mutui come garanzia, facendoli diventare così un peso nei bilanci di chi ne è in possesso.
A questo punto, iniziano i problemi: infatti quando si opera “a leva” (e abbiamo visto che 1$ di capitale “reale” fa da base a 20-30$ di prestiti), nello stesso modo in cui vengono amplificati i guadagni, vengono amplificate le perdite. Ma il problema delle banche è anche un altro: si trovano a dover convincere i possessori di CDO e commercial paper a non venderli e tanto meno di rivenderli alla banca. Questo perché se le banche si trovassero in crisi di liquidità dovrebbero chiedere ai loro clienti di rimborsare anticipatamente i prestiti che hanno ricevuto, clienti che però sono già in difficoltà e quindi potrebbero dover essere classificati come insolventi.
Ora il problema è che CDO e simili sono stati - indirettamente - uno dei motori della crescita della borsa degli ultimi anni. Su questi strumenti si basavano i leveraged buyout (l'acquisto di una società, in cui l'acquirente si fa prestare buona parte dei soldi da una banca) ma anche i buyback di azioni. E non a caso molte acquisizioni e fusioni sono state messe in forse dalla crisi del credito.
In conclusione, quello che prospettano i “pessimisti” è che la forte contrazione di liquidità che conseguente alla crisi del credito avrà inevitabilmente conseguenze pesanti sui mercati. Insomma, non staremmo assistendo ad una “correzione” più o meno importante, ma saremmo di fronte allo sgonfiarsi della bolla di liquidità che si è formata negli ultimi anni. Notare che parliamo di “sgonfiarsi” e non di “scoppiare” perché può essere un processo che può durare anche diversi anni.
La domanda diventa allora: in questa ottica, tagli dei tassi di interesse da parte della FED possono impedire un crollo dei mercati? La risposta dei pessimisti è che nel migliore dei casi un taglio dei tassi può rendere la discesa più morbida, ma non impedire che il trend diventi negativo: il problema attuale infatti non sarebbe la quantità di moneta nel sistema (che è appunto determinata dai tassi di interesse), ma sarebbe piuttosto il modello attuale di leve finanziarie, trasferimento del rischio e trasparenza dei rapporti con le controparti. Insomma una sorta di “cambiamento epocale” che richiederebbe anche una revisione della regolamentazione globale dei mercati, e che sarebbe destinato ad avvenire lasciando profondi segni.
Dopo aver parlato dell'auto-alimentazione del credito e di come le commercial paper hanno trasferito il rischio in contesti che dovevano essere a basso rischio, torniamo a parlare dei proprietari di case.
Quando sono aumentati i proprietari che non riuscivano a pagare le rate del mutuo e si sono visti la casa pignorata, quello che è realmente successo è che i modelli matematici che li descrivevano come “statisticamente affidabili” si sono dimostrati inaffidabili. E di conseguenza, gli strumenti, in particolare i CDO, che si erano basati su quei modelli matematici si sono improvvisamente trovati senza gambe. Inoltre, le banche ed i fondi non avevano più metodologie di valutazione, e di conseguenza hanno iniziato a rifiutare di accettare CDO e commercial paper che avessero mutui come garanzia, facendoli diventare così un peso nei bilanci di chi ne è in possesso.
A questo punto, iniziano i problemi: infatti quando si opera “a leva” (e abbiamo visto che 1$ di capitale “reale” fa da base a 20-30$ di prestiti), nello stesso modo in cui vengono amplificati i guadagni, vengono amplificate le perdite. Ma il problema delle banche è anche un altro: si trovano a dover convincere i possessori di CDO e commercial paper a non venderli e tanto meno di rivenderli alla banca. Questo perché se le banche si trovassero in crisi di liquidità dovrebbero chiedere ai loro clienti di rimborsare anticipatamente i prestiti che hanno ricevuto, clienti che però sono già in difficoltà e quindi potrebbero dover essere classificati come insolventi.
Ora il problema è che CDO e simili sono stati - indirettamente - uno dei motori della crescita della borsa degli ultimi anni. Su questi strumenti si basavano i leveraged buyout (l'acquisto di una società, in cui l'acquirente si fa prestare buona parte dei soldi da una banca) ma anche i buyback di azioni. E non a caso molte acquisizioni e fusioni sono state messe in forse dalla crisi del credito.
In conclusione, quello che prospettano i “pessimisti” è che la forte contrazione di liquidità conseguente alla crisi del credito avrà inevitabilmente conseguenze pesanti sui mercati. Insomma, non staremmo assistendo ad una “correzione” più o meno importante, ma saremmo di fronte allo sgonfiarsi della bolla di liquidità che si è formata negli ultimi anni. Notare che parliamo di “sgonfiarsi” e non di “scoppiare” perché può essere un processo che può durare anche diversi anni.
La domanda diventa allora: in questa ottica, tagli dei tassi di interesse da parte della FED possono impedire un crollo dei mercati? La risposta dei pessimisti è che nel migliore dei casi un taglio dei tassi può rendere la discesa più morbida, ma non impedire che il trend diventi negativo: il problema attuale infatti non sarebbe la quantità di moneta nel sistema (che è appunto determinata dai tassi di interesse), ma sarebbe piuttosto il modello attuale di leve finanziarie, trasferimento del rischio e trasparenza dei rapporti con le controparti. Insomma una sorta di “cambiamento epocale” che richiederebbe anche una revisione della regolamentazione globale dei mercati, e che sarebbe destinato ad avvenire lasciando profondi segni.