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martedì 15 novembre 2011

Chi è causa del suo mal...

...pianga se stessa, anche se a piangere saranno anche milioni di europei. Questo dovremmo dire ad Angelina Merkel che oggi dichiara che l'economia tedesca sta attraversando il peggior momento dopo la seconda guerra mondiale, un momento difficile per l'euro, "molto di più di una moneta, il simbolo di mezzo secolo di pace, di libertà e di benessere sociale", ha detto la capo del governo tedesco. Secondo cui, nella condizione in cui siamo. "Se l'Europa va male, la Germania va male. Abbiamo bisogno dell'Europa, perchè la Germania vada bene".

Purtroppo a lanciare questo monito terribile, forse foriero di nuove guerre in Europa, è la stessa signora Angelina Merkel, quella che ha accettato, e senza fiatare, i diktat della BuBa quando ordinava al pavido, vanesio, smidollato Trichet (e alla sua corte di Bini Smaghi & C.) di non fare una politica monetaria espansiva. Anzi! Di alzare i tassi, anche in piena tempesta, e anche quando personaggi come Krugman, già nel 2010, dicevano che la BCE doveva fare una politica espansiva.

Ma i tedeschi sono così: finché non vedono le macerie non si convincono di non essere nel giusto.

mercoledì 10 agosto 2011

Controsterzo

Asfalto umido, entrata in curva in velocitá e si finisce in testacoda. Situazione che il 99% degli automobilisti non sa gestire, per la semplice ragione che quello che c'è da fare (e da fare subito!) é una manovra contro intuitiva: controsterzare velocemente per rimettere il veicolo in linea.

Poi magari uno fa un corso di alta guida e impara anche a fare una sbandata controllata, a gestire la macchina come i piloti di rally, sgommando sullo sterrato di impervie vie per un secondo in meno rispetto ai concorrenti, tecnica di guida che contiene un profondo insegnamento: un evento negativo può essere utilizzato a proprio vantaggio se tecnicamente gestito bene.

Ecco, questo é quello che sta capitando all'economia: sbanda dal 2007, e purtroppo i guidatori sono: o dei pivelli come Obama, uno che s'é capito é solo chiacchiere e distintivo, o come Angelina Merkel che, da ex abitante della DDR, paese dell'ortodossia comunista, non può capire l'economia di mercato e tantomeno gestirne una delle piú importanti al mondo.

Poi ci sono politici, gente che su un'auto non dovrebbe salire, nè come autista e neppure come passeggero per il pericolo che con il loro isterismo da fifa blu farebbero perdere la calma pure a uno Shumacher o a un Valentino Rossi. Sono i vari Sarkò in Brunì, Bambi Zapatero, Gordon Brown, Cameron, l'inaffidbile Papandreu e poi i nostri che da anni competono in uno squallido macchiettismo da avanspettacolo anteguerra.

E infine ci sono i tecnici, quelli che le auto non le guidano direttamente, quelli che dal comodo lussuoso sedile posteriore danno indicazioni al politico-autista, sia quando la macchina cammina e purtroppo anche quando comincia la sbandata, o peggio, quando loro credono di vederla una sbandata, per cui cominciano a lanciare gridolini isterici sull'economia surriscaldata da raffredare subito con un bella lievitata dei tassi.

Sono quelli delle banche centrali, quelli del fondo monetario, quelli delle agenzie di rating. Gente che non ha mai guidato nemmeno un banco di meloni, che ordina il da fare a politici-autisti impazziti dalla paura di scendere dalla lussuosa limousine che qualche milione di illusi gli ha affidato con il voto.

E di solito i tecnici fanno proprio quello che fa il pivello: invece di una bella manovra contro intuitiva, un energico, immediato contro sterzo, che fanno? Agevolano la sbandata muovendo il volante in tutte le direzioni, sembrano api impazzite quando un orso distrugge il loro comodo, tranquillo, pacioso alveare, tutto legge, ordine e operositá.

Uscendo dalla metafora, cosa avrebbero dovuto fare i manovratori una volta visto un inizio di sbandata?

Certamente non quella idiozia totale e contemporanea di FED e BCE di alzare i tassi, manovra stupidissima che ha solo inguaiato di piú quelli che avevano mutui e debiti da pagare.

Certamente non impaurire i governi alle prese con la disoccupazione con l'idea ridicola che uno stato non debba fare debiti, quando questa é una condizione per il sottosviluppo, come dimostrano le iniziative nei paesi del terzo mondo dove il micro-credito (ovviamente ben erogato) serve a far crescere l'economia e le condizioni di vita della gente.

Certamente andava sollevato il piede dall'acceleratore, ma non spegnere del tutto il gas togliendo credito a tutti, perché, alla fine della sbandata, bisogna rimettere in marcia il veicolo utilizzando la sua forza di trazione e non affidandosi solo alle forze inerziali, come stanno facendo tutti adesso sperando che il veicolo in testacoda la smetta di sbandare.

Bisognava restringere il credito a chi s'era troppo indebitato, ma non strozzare tutti, impedendo anche a chi ha saputo uscirne di poter continuare a marciare e magari prendere a bordo i lavoratori lasciati a piedi da chi non é stato bravo a gestirla la crisi.

E sopratutto, invece di dare prestiti alle banche - maggiori e sole responsabili del credito facile - la liquiditá doveva essere data in cambio dei mutui che loro gestivano, in modo tale che ai mutuatari i governi e le banche centrali potevano praticare tassi politici, cioé bassi, e quindi sollevare la gente dalla paura di perdere la casa, paura che blocca qualsiasi altra spesa, e contemporaneamente le banche avrebbero avuto la liquidita per prestare alle imprese buone.

Manovre contro intuitive: dare di controsterzo, ridare gas alla fine della curva, questo fa un esperto e, come si diceva, un pilota di rally può addirittura utilizzare la sbandata controllata per guadagnare secondi preziosi, per cui non sarebbe male qualcuno prendesse delle iniziative tali da evitare i testacoda ma anche far ripartire velocemente l'economia guadagnando su quelli piú fessi, meno preparati e meno coraggiosi.

Ma occorre che chi guida abbia tecnica e coraggio. I fatti dicono che mancano entrambe.

giovedì 14 ottobre 2010

Tigre di carta moneta


Riprendo dal blog di Alfonso Fuggetta l'immagine che dice che siamo ancora in crisi e, se interpoliamo la linea della modesta crescita, dice anche che la produzione potrebbe ritornare a livelli pre crisi solo a fine 2013, e sempre che la Germania non costringa la BCE ad alzare i tassi!

Non dovrebbe accadere, anche se ad Alex Weber prudono le mani, così come prudono ai cinesi che sono diventati loro oggi la tigre di carta, carta di bond USA, che detengono a tonnellate, e carta verde dei dollari che gli americani continuano a stampare per sostenere un 'economia di guerra.

Ma, mentre la Germania ha buon gioco con i poveri greci e basta un bau bau per spaventare l'Italia indebitatissima, la Cina ha già perso la battaglia con gli USA: non può fare niente, deve solo sopportare, perchè costringere l'America a comportarsi in modo virtusoso, cioè non stampare dollari, significherebbe bloccare una speranza di ripresa che oggi è molto anemica, e se l'America va in depressione, si ferma l'intero mercato mondiale, paesi del BRIC compresi.

Poi c'è un'altra ragione più strategica: la Cina, grande paese, è un nano militare, con le sue 180 atomiche non fa paura a nessuno, men che mai agli USA che di atomiche ne hanno 2.400 operative e 9.600 da parte, e i cinesi sono saggi, sanno che quelli verso gli USA sono crediti inesigibili, abbozzano e abbozzeranno, che altro possono fare?

venerdì 3 settembre 2010

Quando la vigilanza dorme

Tre anni dopo la crisi, Bernanke ammette che la Federal Reserve, cioè lui, i suoi predecessori e i suoi colleghi banchieri centrali, sono stati lenti (un eufemismo per dire assenti e del tutto inerti) nell'individuare e gestire gli abusi nella concessione dei prestiti subprime, cui si devono aggiungere operazioni scandalose il cui unico scopo era di spennare i risparmiatori e i mutuatari arricchendo pure la receptionist supponente di una banca di malaffari.

Come avevo detto altre volte - e anche scritto nel mio L'Albero degli Zecchini - le crisi bancarie possono avvenire solo se le autorità di vigilanza non intervengono non appena si accorgono di comportamenti non in linea con le elementari regole di tecnica bancaria: tassi bassi per chi è molto affidabile, tassi proporzionali al rischio per tutti gli altri e nessuna partecipazione al capitale di rischio, attività che devono fare soggetti diversi dalle banche e principalmente il mercato e una borsa sana.

Bernake fa il mea culpa, ma a noi importa poco, non ci da nessuna soddisfazione, anche se s'impiccasse il latte è stato abbondantemente versato; quello che ci interessa è che siano ripristinate - e molto rafforzate - le regole resesi necessarie dopo il '29, regole eliminate da una politica troppo di manica larga per non farci sospettare che il politicume abbuffino avesse interesse ad allentare i controlli.

Speriamo che la lezione sia servita, anche se ne dubito molto, altrimenti arrivederci alla prossima crisi!

domenica 19 aprile 2009

Errare è umano, perseverare è proprio dei banchieri centrali

Jean Claude Trichet e Lorenzo Bini Smaghi, due della genìa dei doppio-nome o doppio-cognome, hanno detto , urbi et orbi, che loro i tassi a livello USA, UK o Giappone, non li porteranno mai, al limite scenderanno al'1%, fra poco, per farli risalire al primo miglioramento.

In fondo c'è da apprezzarli: in questo mondo di versipelle loro almeno sono coerenti, fino alla feccia; peccato che le conseguenze le sconteranno i milioni di lavoratori che perderanno il posto, quei poveretti con i mutui che vedranno schizzare in alto le rate e gli imprenditori che, con un euro di nuovo alle stelle, non potranno più esportare.

martedì 3 febbraio 2009

La madre dei fessi

Secondo una ricerca mondiale, fatta su 10.000 manager, la soluzione della crisi è, per il 53%, nella mani del business, cioè devono essere i privati a cavare il ragno dal buco.

Un 14% crede nelle istituzioni internazionali mentre il 12% aspetta la soluzione dal loro governo.

Un restante 19% crede che i governi debbano intervenire nell'economia, ad esempio, nazionalizzando le banche.

Questa quota è vicina al 20% della regola di Pareto dell'80/20, quella che dice che il 20% della popolazione possiede l'80% della ricchezza, che il 20% dei clienti produce l'80% del fatturato e che l'80% dei problemi sono dovuti al 20% del parco macchine.

Una regola strana ma sempre applicabile, e forse lo è anche in questo caso: il 19% dei manager mondiali dice che lo stato deve intervenire e forse questo quasi 20% è la parte che possiede l'80% dell'intelligenza e intuisce che questa crisi va risolta con mezzi eccezionali, che poi si riducono a passare alla UE l'intero sistema del credito e quello previdenziale.

Il denaro per questa operazione non è un problema perchè le banche valgono poco, alcune quasi niente, e buona parte del loro capitale è posseduto da altre istituzioni finanziarie, in un intreccio di scatole cinesi; e, se servono dei soldi, si fanno stampare, coscienti che la gente, con questi soldi in mano, può fare solo due cose: o li spende, con giovamento dell'economia, o li investe in attività produttive, perchè quelle parassitarie (cioè quelle puramente finanziare) non esisterebbero più.

venerdì 24 ottobre 2008

Chi dirige la BCE

Convegno al Corriere per presentare un libro di Bini Smaghi, uno di quelli con il doppio cognome che gestiscono l'euro che, mentre il sistema finanziario stava per crollare, aveva tutto il tempo di scrivere un libro.

C'era Mario Monti, come al solito sempre in palla, Giulio Tremonti, che ormai si atteggia ad oracolo, dopo che crede di aver pronosticato la crisi, e Dario di Vico che, invece di stimolare la discussione sembra fatto apposta per addormentarla.

Meno male che dal pubblico s'è alzato Cesare Romiti che ha chiesto del perchè a noi italiani l'euro ci fa tanto schifo (perchè ci ha resi poveri!) non ostante gli economisti e i banchieri centrali dicano che ci abbia salvato dall'inflazione.

La risposta di Bini Smaghi è stata che non è vero che non abbiamo fiducia nell'euro e la riprova è il fatto che gli italiani, cioè gli ex contadinacci arricchiti, continuino a comprare BOT.

Secondo l'uomo della BCE, questo è un segno di fiducia nella moneta unica e non, com'è nella realta, il segno che l'italico è così abituato a vivere di rendita alle spalle della Repubblica che oggi compra BOT in euro come per lustri ha comprato BOT in lire, forte del fatto che è difficile che un governo consolidi il debito pubblico, anche se già accaduto in passato.

Considerate voi in che mani sta la moneta unica che, a questo punto, non credo abbia molto futuro.

mercoledì 8 ottobre 2008

Bandiera Bianca

La BCE ha tagliato i tassi!

E implicitamente ammette, di avere fatto la più grande cazzata della storia quando, per seguire astrusi modelli teoretici di monetaristi acritici, ha innalzato i tassi a livelli spropositati, ingenerando una stupida inutile devastante corsa con la FED a chi li portava sempre più in alto.

La classica gara che fanno i ragazzotti brufolosi sotto alle docce.

Il risultato, che avevo previsto con il buon senso del padre di famiglia, e senza tanto smanettare con astruse teorie economiche, è quello di questi tre post che prego di leggere senza pensare che da qualche parte io abbia una palla di vetro, ma di considerare che sono solo uno che ogni giorno osserva e parla con la gente comune, la povera gente sbattuta come fuscello nella tempesta, gente che deve avere paura del futuro, senza che ce ne sia bisogno, perchè abbiamo tutta la tecnologia e tutte le capacità per far vivere bene anche il popolo, oltre ai quei teorici che si trastullano con i tassi, comodamente seduti nelle loro torri di avorio, con stipendi favolosi, pagati da noi miliardi di poveri cristi in croce!

La BCE crea inflazione

Spiegazioni per non addetti ai lavori

L'euro guidato dai ciechi

venerdì 19 settembre 2008

La peste del debito oscuro

The plague of the black debt, uscito nel 1994, diceva che già allora si era a DEFCON 4 per l'accumulo di finanza di cartone basata sull'aria fritta.
E da allora nessuno ha fatto niente! Nè le banche centrali nè la politica!

Inoltre è stato lanciato l'euro, però senza una struttura europea di vigilanza e le banche hanno fatto un po' come volevano.

Poi, con l'esigenza di trimestrali per accontentare gli analisti, con ricchi premi ai bancari tutti (receptionist comprese), s'è allargato il credito fino all'assurdo, come i mutui al 100% e anche ai precari.

A questo si sono aggiunte le stronzate di FED e BCE di dare bei scossoni ai tassi e l'edificio di carta ha cominciato a sbriciolarsi.

Ora che deve fare il risparmiatore?

Deve stare fermo e tranquillo, stare molto lontano dalle banche, tenersi liquido, allegerire le posizioni debitorie (mutui, prestiti, esposizioni) e fare due atti politici:

1) sollecitare le autorità a prendere in mano la situazione che non ha soluzioni tecniche, ma esclusivamente politiche;

2) inondare di proteste i politici di ogni colore perchè blocchino le assurde manovre dei monetaristi della BCE, perchè solo abbassando subito i tassi si potrà avere, non tanto una ripresa immediata, ma almeno un non peggioramento della crisi.

Inoltre la politica deve stabilire regole di vigilanza che riportino tutto il sistema bancario a regole classiche:

a) tassi proporzionali al rischio del prenditore,
b) contingentamento del credito per chi è a rischio,
c) divieto di partecipare al capitale di rischio delle imprese che devono cercarselo sul mercato.

Quest'ultimo è il bubbone infetto e non ancora scoppiato.

Quello che temo è che le banche, per rimettere a posto i loro conti, debbano far rientrare ASAP chi è molto esposto, costringendo anche molte PMI a fallire.

Vi rendete conto di quante aziende sono sommerse di debiti?

L'unica soluzione è perciò politica!

Purtroppo non vedo, nè in USA nè in EU, gente che abbia la forza per prendere in mano la situazione senza essere succube del timore reverenziale nei confronti di FED e BCE.

venerdì 12 settembre 2008

Sotto a chi tocca!

Fanny Mae e Freddy Mac sono andate, fallite, e bene ha fatto il governo USA a salvarle, nonostante che certe vestali EU del libero mercato si siano sturbate alla notizia che il paese del liberismo avesse preso una misura così statalista.

Purtroppo gli americani hanno un difetto genetico: quando hanno un problema lo devono risolvere. E' una malattia. Non stanno lì a piangere per anni sul World Trade abbattuto.

Prendono un esercito e il 7 ottobre 2001, cioè nemmeno un mese dopo il 9/11, attaccano l'Afghanistan, a ben 10.000 km di distanza, e sbaraccano i talebani.
Così hanno fatto con le due banche inguaiate di crediti inesigibili.
Ora pare tocchi a Leheman Brothers, banca d'investimenti che era tanto fico avere nel CV. Ne seguiranno altre finchè la carta che sostiene altra carta non sarà sparita totalmente (c'è ancora un po' di monnezza finanziaria in giro negli USA).
In Europa, invece, dopo il salvataggio della Northen Rock inglese, pare tutto sia tranquillo, anzi, la BCE continua a tenere i tassi a livelli stratosferci, benche l'economia abbia praticamente l'encefalogramma piatto e nessuna speranza di riaversi dal coma artificiale cui l'ha condannata Trichet con la sua assurda politica monetarista. Un accanimento terapeutico contro un malato già poco vitale che costringerà gli europei ad emigrare a loro volta.
Ma i maligni dicono che, forse non quest'anno, ma l'hanno prossimo sicuramente, anche un paio di banche europee dovrebbero saltare.
Quali? Si accettano previsioni e scommesse.
Ma potrebbe anche non accadere niente. In Europa sono molto bravi a nascondere la monnezza finanziaria facendo un po' di ardite fusioni fra cadaveri e aspiranti cadaveri bancari.
Devono solo mettersi d'accordo su come spartirsi i posti con variopinte forme di governance.

mercoledì 6 agosto 2008

Chi è causa del suo mal, pianga se stesso

L'economia tedesca frena! Mi fa proprio piacere, anche se le conseguenze le sentiremo anche noi!
Adesso speriamo che la signora Merkel, l'unico capo di governo con le palle nella EU, chiami a rapporto i cacasotto (da inflazione) della Bundesbank e gli dica di ordinare alla banda Trichet di smettere di trastullarsi con il tasso d'interesse, non alzarlo ancora e cominciare a riflettere (ma senza perdere troppo tempo) di riportare i tassi sotto al 3% e, nel contempo, ordinare alle banche di non prestare soldi a chi non li può restituire e/o li usa per scalate senza avere i denari.

sabato 9 febbraio 2008

La BCE crea inflazione

Diffido sempre di quelli con troppi nomi e molto di più di quelli con troppi cognomi, sopratutto se si occupano di economia. Il doppio cognome (DC) è indice di essere ricchi, in buona salute e forse dotati anche dell'altra qualità che Flaubert riteneva essenziale per essere felici: essere un imbecille o far di tutto per sembrarlo. Eventi recenti pare ce ne diano ragione. Secondo uno di questi soloni con il DC, che pontifica da giornali a tiratura nazionale, l'inflazione, orribile mostro che non fa dormire di notte le bionde fanciulle tedesche più di Freddy Krueger, sarebbe solo causata da cause esterne (i DC dicono cause esogene, perchè sembra più fico). Quindi non ci sarebbe nessuna causa interna ad un economia che fa aumentare i prezzi in maniera incontrollata se non l'eccesso di liquidità (i DC chiamano così i soldi perchè è più elegante). Cioè, se ci sono troppi soldi in giro, i commercianti, che sono evidenemente una manica di fessi, invece di scannarsi fra di loro facendo prezzi più bassi per attirare il cliente con i soldi, ne approfittano per spennarlo, alzandoli i prezzi. E questo secondo i DC è un ragionamento logico! Bah!

Veniamo invece alla realtà vera e cerchiamo di capire come l'inflazione abbia una causa interna provocata (endogena secondo il lessico dei DC) oltre ad una esterna naturale, il costo dell'energia da pagare alla KBG Oil di Vladimir Putin che, effettivamente, è un commerciante che alza i prezzi, ma per una ragione molto semplice: il mondo si scanna per il barile in via di estinzione, e forse qualcun altro da qualche parte nel Medio Oriente prima o poi si ritroverà i marines in casa, e voi sapete che Gunny-Clint Eastwood, una scusa per fare a botte la trova sempre. Quindi i nostri prezzi che risentono del costo dell'energia e di altre materie prime crescono, fanno crescere i nostri costi, ma su questi noi non possiamo fare proprio niente, salvo invadere la Russia, ma sia zio Adolf che il vecchio Napò lo sconsigliano.

Quindi per colpa di Putin o dei farmer americani, che vendono caro il grano ai cinesi, l'inflazione sale per una causa esogena. A questo punto un padre di famiglia con un solo cognome ed uno stipendio che un decimo di un economista della BCE, di fronte alla bolletta del gas alta, riduce gli altri costi. Per esempio fa meno debiti e spera pure che, se proprio deve farli i debiti, almeno la banca gli faccia un tasso conveniente.

Invece che succede? Qualcuno dal doppio nome (DN) o DC, ma più o meno l'effetto è quello, decide che se sale l'infazione esogena bisogna aumentare i tassi di interesse, perchè così diceva il libro che il DN/DC aveva nella polverosa biblioteca di famiglia. In quei libri, abitati ormai solo da lepismi, si sciorinavano teorie adatte ad un mondo dove il mercato era effettivamente un mercato con i banchi della frutta e della verdura e non il mercato globale interconnesso dove basta la fregaura di un broker di SocGen per far cadere tutte le borse.

Quello che questi DN/DC non capiscono, perchè loro al mercato non ci sono mai andati ma ci hanno mandato le cameriere, è che l'economia moderna non è fatta solo da grandi attori ma da milioni di piccoli imprenditori che confondono i fatti personali con quelli aziendali.
In Italia la maggior parte delle aziende non ha più di tre addetti e quindi il padroncino, quando gli aumenta la rata del muto della casa o il leasing del camion, scarica subito questi costi sui prezzi e non può fare altrimenti. E questo genera inflazione artificiale endogena causata dall'aumento dei tassi.

In parole povere la BCE, aumentando i tassi, ottiene un effetto completamente opposto a quello che si prefiggeva, cioè mantenere stabili i prezzi. Con un'aggravante, da noi tutti sperimentata con l'euro, una volta che i prezzi sono arrivati ad un certo livello è molto difficile farli scendere, anche manovrando i tassi verso lo 0,5. A quel punto pochi si saranno arricchiti e tantissimi impoveriti. Con la dovuta eccezione di quelli con il doppio nome e/o doppio cognome che continuano ad essere ricchi, in buona salute e forse una manica di imbecilli!

mercoledì 23 gennaio 2008

Penna, matita e tassi

Sapete perché in USA si usa normalmente una matita, con l'apposito gommino per cancellare, dove da noi si usa una penna? Perché gli americani, se sbagliano, lo ammettono, soprattutto con loro stessi. Cancellano la stupidaggine e vanno avanti su una strada nuova e diversa. Forse per questo hanno tantissimi brevetti che si ottengono, come diceva il Galilei, "provando e riprovando", cioè sbagliando e correggendo. Bernake si è accorto che il suo predecessore aveva fatto una bischerata ad aumentare i tassi, cosa che aveva indotto l'impossibilità per molti debitori marginali di pagare le rate dei mutui, ed ha perciò corretto con una bella sterzata a 0,75 gradi la rotta sbagliata. In Europa, invece, dove tutto deve essere scritto e sottoscritto con il sangue, perché siamo sempre la patria di Faust, dobbiamo sopportare che la BCE, che sta a Francoforte ostaggio della Germania, debba essere preda acritica delle paure irrazionali dei tedeschi che si vedono sempre a comprare la birra con un paniere colmo di marchi, pardon, di euro svalutati, anche se l'euro sta a 1,47 sul dollaro e arriverà nel 2008 a 2! Qualcuno ha detto che ieri era un altro 11/9 finanziario. In verità è stata una riedizione del 1/9/1939, quando la Germania scatenò la seconda guerra mondiale per seguire i suoi folli capi e le loro malate perverse ideologie. Oggi, per seguire le follie dei nani della Bundesbank, travestita da BCE, stiamo per assistere ad un nuovo suicidio europeo, questa volta economico, che lascerà in miseria milioni di vittime collaterali del monetarismo tedesco. Speriamo almeno che finisca come allora: che i tedeschi, alla fine, ne paghino le conseguenze con un'occupazione della loro economia da parte della finanza anglo-americana che non è schiava di nevrosi, ma pronta ad adeguarsi ai mutamenti di scenario. Alla BCE servirebbe una rigorosa analisi freudiana ed uno stage in una PMI dove si combatte con costi incomprimibili, fra cui il pizzo alle banche, che sui tassi ci marciano.

venerdì 30 novembre 2007

Il banchiere sempre in piedi

Qualche giorno fa Draghi aveva messo le mani avanti facendoci sapere quello di cui tutti si erano accorti: le banche centrali non sono in grado di "capire" le economie diventate troppo complicate. Ciò nonostante la FED e la BCE intervengono a testa di cane ed i disastri dell'aumento indiscriminato dei tassi le vediamo nelle nostre tasche sempre più al verde.
Oggi abbiamo un'altra chicca di un altro ex banchiere centrale, TPS, che sul Corrierone ci fa sapere un'altra ovvietà: che le banche centrali non sono fra loro coordinate e lui auspica che più prima che poi si metta in piedi un meccanismo di sorveglianza europea (ma così limitato a che serve?) che possa capire come i flussi finanziari si muovono in uno spazio ormai ad enne dimensioni.

Considerato che i banchieri centrali escono quasi sempre indenni da qualsiasi crisi economica, anche ne se sono fra i maggiori responsabili, queste uscite sembrano un classico "mettere le mani avanti", magari per non essere coinvolti in qualche tumulto di piazza che, prima o poi, scoppierà in qualche parte d'Europa quando le persone comuni, consumati gli ultimi risparmi, esauriti tutti i lavori legali, grigi ed in nero, si renderanno conto che non si può più comprare pane e latte.

Come Ercolino sempre in piedi, famoso giocattolo premio della Galbani, anche i banchieri centrali non cascano mai grazie ad un solida base di leccaculo spontanei, fatta sopratutto di commentatori economici incompetenti.

venerdì 23 novembre 2007

Volo cieco

Sul Corriere del 23 novembre il buon Draghi si è lasciato sfuggire una interessante perla:

"...la diffusione di nuovi strumenti finanziari rende anche più difficile l'interpretazione di alcuni indicatori tradizionali delle banche centrali, in particolare l'andamento della moneta e del credito. Hai detto cotiche!

In un altro post di settembre avevo già espresso qualche dubbio sulla capacità della FED e della BCE di guidare economie complesse ed interconnesse con il solo strumento del cambio. Oggi scopriamo dal candido Draghi, la fatina che doveva risolvere tutti i nostri problemi bancari, che Bernake e Trichet non hanno nemmeno il cruscotto da cui ricavare indicazioni su che sta succedendo.

Siamo messi proprio bene: 500 milioni di europei e 300 milioni di americani affidati a due piloti che volano nel nebbione, senza strumenti e forse anche con gli occhi bendati.


mercoledì 3 ottobre 2007

L'euro guidato dai ciechi

Quello che sta accadendo nella gestione dell'euro è ben descritto dalla parabola del cieco che guida i ciechi dipinta da Pieter Bruegel il Vecchio.

La cecatissima Bundesbank, ancora ossessionata, dopo 90 anni, dall'inflazione galoppante del primo dopoguerra, guida una BCE, ancora più cecata, che si trascina dietro la più che miope Commissione e tutti gli altri orbi che sono gli altri governatori.

Adesso, dopo che Sarkozy ha rotto un po' le scatole, qualcuno dei ciechi comincia ad avere dei dubbi su dove stiamo andando, sopratutto perché l'euro sta a 1,41 sul dollaro. Si cercano perciò rimedi disperatamente, dopo che, da buoni cecati, Bundesbank e BCE hanno ancora di più aggravato una situazione di crescita senza freni dell'euro grazie ad aumenti continui ed acritici dei tassi, fatti, non tanto per rispettare una ragionata e razionale politica monetaria, ma solo per non prendere cazziatoni dai tedeschi e dai pierini italici, sempre pronti a dare ragione a chi sembra che ne sappia più di loro.

Purtroppo, quello che non capiscono questi cecati, che non vedono e non vedrebbero nemmeno se fossero mezzi orbi o con 10/decimi, la crescita dell'euro non dipende dai tassi, ma dalla svizzerizzazione dell'intera Europa che, per quanto obsoleta, arretrata, anzianotta e poco pimpante, rimane nell'immaginario collettivo del resto del mondo un posto sicuro e dove si vive bene, e da questo scaturisce l'apprezzamento per la nostra moneta, ancora non abbastanza ri-valutata, che potrà arrivare nel 2008 a 2 dollari per un euro senza che Bundesbank e BCE ci potranno fare niente.

Se Trichet & C, fossero andati qualche volta a fare due chiacchiere con un cireneo qualsiasi in una qualsiasi parte del mondo, si sarebbero accorti da un pezzo che l'euro ha un suo particolare fascino per gli extracomunitari che, appena sanno che siete europei, la seconda cosa che vi chiedono è di vederlo questo fantomatico euro, segno evidente che la moneta non è una merce come le altre e non risponde alle logiche razionali degli economisti ma, molto di più, a quelle del fashion.

Come ci sono signore disposte a spendere 42.000 dollari per una borsa di Vuitton, come ci sono cinesi disposti a spendere 300.000 dollari in contanti per comprare una Ferrari Scaglietti, come ci sono persone disposte a dare una cifra blu per una notte con Pamela Anderson, così ci sono milioni di persone nel mondo che non ragionano quando si tratta del valore intrinseco di una moneta, non fanno elucubrati collegamenti con il PIL sottostante all'euro o al dollaro. La gente, molto più semplicemente, non fa ragionamenti: ama una cosa (l'euro) piuttosto che un altra (il dollaro) per ragioni non tecniche e perciò assolutamente in contrasto con la razionalità teutonica della Bundesbank e con quella opportunistica dei loro economisti-plaudatores italiani.

venerdì 14 settembre 2007

Inflazione ufficiale e realtà

Secondo dati ufficiali dell'attuale e del precedente governo l'infazione non cresce grazie alla prudente, accorta, saggia politica monetaria restrittiva della banda di super economisti (super pagati) della BCE.
Però, se consideriamo che in due anni il succo di ananas private label del supermercato è passato da 50 cent di euro a 89 (+78%), ci si rende conto che i numeri sulle sudatisime carte d'or della BCE sono molto diversi dai numeri sui cartellini dei prezzi dei generi di prima necessità, per non parlare dei beni voluttuari dove una pizza margherita d'asporto costa ormai 5,5 euro, cioè ben 10.000 delle nostre antiche lire. Ma secondo i politicanti l'inflazione non c'è, ed i politicanti,come Bruto, sono uomini d'onore.

Chissà perchè, non è stata una bella sorpresa scoprire che il Bancomat del gruppo SanpaoloIntesa, nel menù della scelta del taglio del prelievo, non si ferma più ai classici 250 euro (cioè quasi mezzo milione delle vecchie lire) ma propone la possibilità di prelevare importi anche superiori, fino a 480 euro.

Un evidente segno che almeno i banchieri italiani hanno capito che, nell'epoca dell'euro manovrato dagli gnomi della BCE, con appena 250 euro si fa poco o nulla di questi tempi di inflazione galoppante.

martedì 4 settembre 2007

Finanza P2P: il fenomeno ZOPA

Al convegno di IDC, “The European IT Banking Forum 2006” le due relazioni più interessanti sono state quelle di Bob Giffords, analista indipendente del settore finanziario, e quella di Tim Parlett, uno dei fondatori di ZOPA, acronimo di Zone Of Possibile Agreement, un luogo sulla Internet dove la gente comune può offrire denaro in prestito ad altra gente normale, che ne ha bisogno, senza dover pagare salatissime intermediazioni alle banche che servono, soprattutto, a pagare i lautissimi stipendi dei banchieri, le stratosferiche parcelle dei loro consulenti ed i lussi megagalattici dei consigli d’amministrazione.

ZOPA è un esempio concreto di quello che Giffords ha descritto, come uno degli scenari futuri a breve termine, ad una platea di banchieri e bancari che si dividevano fra chi non credeva per niente alle parole dell’analista e chi, semplicemente, non aveva capito niente di come si sta evolvendo il pur statico settore finanziario, forzato a darsi una mossa a causa della diffusione delle tecnologie dell’informazione e soprattutto della Internet e del WEB 2.0.

Zopa è il posto dove una persona qualsiasi può chiedere prestiti alla community di chi offre denaro, altra gente normale che ha qualche soldo in più e che vuole far fruttare meglio di quanto gli possa offrire la banca. Il tutto in sicurezza e con grande semplicità perché il modello di ZOPA è un meccanismo che si basa su pochi punti di forza.

Chi cerca un prestito è analizzato da ZOPA utilizzando i dati messi a disposizione dalle centrali rischi e dai sistemi antifrode ed, ottenuta la storia finanziaria di una persona, è possibile ricavarne un grado di affidabilità che ne determina anche il rischio e di consegunza anche il tasso da applicare al suo prestito.

L’altro punto di forza è che il prestito è spalmato sulla platea di persone che offrono denaro e che intendono ricavare un interesse pari a quello che il mutuatario potrà pagare. In questo modo il rischio per ognuno degli offerenti è di poche sterline e quindi con poche probabilità di perdita dell’intero capitale investito. Un prestito di 500 sterline, ad esempio, è spalmato su almeno 50 persone che, al più, rischiano solo 10 sterline.

Il guadagno di ZOPA è una piccola quota per il servizio, che è infinitamente più bassa di tutte le commissioni che di solito si debbono pagare alle esose banche. Per ogni prestito ZOPA trattiene sul capitale prestato una percentuale dello 0,5% (zero virgola cinque) ed un altro 0,5% l’anno lo deve chi concede il prestito.

Due conti della serva: se chiedo 2.000 sterline, il costo per l’operazione è di 10 sterline, che è aggiunto al capitale da restituire. E basta! Dovrò restituire 2.010 sterline, mentre ne ricevo sul c/c bancario 2.000.

Chi presta paga lo 0,5% sul capitale prestato: se uno presta 1.000 sterline ne paga 5 come commissione, per cui, se presta al 7%, guadagna 70 sterline di interessi per ogni anno, da cui deve sottrarre le 5 sterline di commissione, per un totale di 65 sterline di guadagno.

Bello vero? Ma questo è solo l’inizio perché questi meccanismi possono essere facilmente replicati all’interno di quelle che Bob Giffords chiama “nicchie”, cioè comunità di persone che si conoscono, condividono interessi o fanno affari insieme e che possono trovare più conveniente fare transazioni finanziarie fra di loro piuttosto che subire l’intromissione ed i costi delle banche nei loro affari.

Come ha spiegato Tim Parlett è proprio questo il meccanismo che incentiva la gente a servirsi della finanza P2P: chi ha bisogno di un prestito cerca anche comprensione dei suoi bisogni e chi presta denaro non cerca solo il guadagno ma anche un compenso di tipo emozionale. E’ l’effetto eBay: non si partecipa alle aste solo per fare affari ma anche e soprattutto per fare un’esperienza. Fare un’esperienza è oggi l’elemento che, in alcuni casi, fa decidere di pagare un prezzo più elevato perché si riconosce che il caffè bevuto nella Piazzetta di Capri ha un valore molto ad di là del valore intrinseco del caffè anche se, ad onor del vero, solo un caffè preparato da qualsiasi barista sotto alla linea del Garigliano-Liri si può definire un caffè.

Ma ZOPA è anche e soprattutto una comunità ed il piacere di far parte di una community è un potente elemento di interesse, come dimostrano i milioni di gruppi che sono nati insieme ad Internet che è oggi passata alla fase successiva: al Web 2.0, il web della partecipazione, il web dove è l’utente che detta le regole, dove l’utente suggerisce i prodotti. E’ lo stesso effetto che avevano scoperto da tempo gli stilisti: sono le persone che fanno lo stile ed il lavoro del creativo è essenzialmente osservare lo streetwear, cioè quello che si porta, quello che la ragazzine inventano per sottolineare i loro corpi che sono molto diversi da quelli delle madri. Il compito dello stilista è quello di rielaborarlo in prodotti più fascinosi e, ovviamente molto più costosi perché branded. Nel settore della moda siamo già al Dress 2.0 dove il cliente fornisce l’input. Borse da donna con manici molto corti per portarle a giro manica per non essere scippate ed occhiali avvolgenti scuri per difendersi dalle luci stroboscobiche delle discoteche sono le cose nate dall’osservazione della vita di tutti i giorni.

Ma l’appartenenza ad una community non è il solo e nemmeno il più importante elemento perché giocano anche potenti forze psicologiche come: il voler rendersi utili agli altri (sindrome del boy scout), il piacere di aver fatto un affare (l’affarista), ed anche quello ancora più potente di fottere le banche (il graffitaro). Tutte sindromi umane di esseri umani che vorrebbero essere trattati, anche dalle paludatissime e laccatissime banche, come persone e non come numeri di conto da prosciugare mediante fantasiose commissioni che alla fine sono percepite, né più né meno, come un pizzo camorristico che non è per niente una bella esperienza.

ZOPA è un classico effetto long-tail: molti piccoli prestiti generano tante piccole commissioni che alla fine sono più consistenti in volume di grandi commissioni su prestiti anch’essi molto grandi che però implicano anche rischi più grandi. Un metodo da applicare molte altre situazioni bancarie dove, ad esempio, si potrebbero dare micro prestiti a basso interesse che, come dimostra l’esperienza di Yunos, il banchiere dei poveri, hanno alti tassi di ritorno. In parole povere: meglio tante uova domani che tirare il collo alla gallina oggi come fanno invece i signori delle carte revolving o quelli che adeguano automaticamente il tasso dei mutui alle incomprensibili manovre della BCE, un’altra istituzione che si illude di guidare un’economia complessa come quella di EU-27, con la sola leva del cambio.

Come pilotare un Jumbo con il joystick della Playstation.