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martedì 8 gennaio 2013
Digital Magic
L'ultima trovata per far vedere che si fa qualcosa è la fantomatica Agenda Digitale che dovrebbe far fare al paese un gigantesco balzo in avanti degno di quello cinese imposto a colpi di deportazioni e carestie dal presidente Mao Tse Tung, l'imperatore rosso che viveva nella Città Proibita circondato da lacchè e concubine.
Fra le cose che l'Agenda Digitale Magica dovrebbe risolvere è l'evasione fiscale, cioè circa 140 miliardi di euro che ogni anno il fisco non riesce a beccare nonostante abbia un apparato di controllo gigantesco che si dibatte fra tentativi di accertamento e cause infinite, ultra decennali, rimpallate fra commissioni tributarie provinciali, regionali, cassazione, ricorsi a Bruxelles e pure alla corte Europea di Strasburgo.
Con un po' di tecnologie - di certo molto costose - i tecnici pensano di aver trovato la bacchetta magica che stanerà l' evasore dalla tana come una muta di terrier a caccia di tassi nella brughiera inglese.
Ora, se i tecnici si prendessero la briga di studiare un testo di Scienza delle Finanze, eviterebbero di creare l'illusione che le tecnologie digitali possano risolvere il problema dell'evasione e quello parallelo del denaro della criminalità organizzata.
Infatti, la scienza delle finanze, cioè quella che studia tasse, imposte, accise e modo di riscuoterle, ha spiegato da tempo che ci sono solo due modi per ridurre l'evasione: uno è il metodo terroristico per cui un evasore scoperto si fa 20 anni di carcere con il plauso dei giornali e dei suo concorrenti.
L'altro è quello di mettere in piedi un apparato gigantesco di macchine e di uomini, e in Italia addirittura un Corpo armato, che s'impegna in un processo certosino di accertamento dei redditi che però ha un suo corollario in una serie infinita di regolamenti e interpretazioni per rendere la norma inattaccabile davanti ai giudici.
Questo è il metodo all'italiana i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: un apparato elefantiaco, milioni di persone in guerra davanti ai giudici, ogni giorno per cause di tasse, e un'evasione fiscale gigantesca.
Ma il digitale risolverà! Perché ai tecnici piacciono le favolette della bacchetta magica digitale.
mercoledì 17 febbraio 2010
Ma non è una crisi seria
La Grecia è nei guai, la Spagna pure, il Portogallo sta-per, l'Irlanda affonda lentamente, ma affonda, e l'Italia, more solito, non si capisce se è viva, morta, moribonda o se siamo al solito piangere tanto e fottere alla grande.
Ma qual'è il guaio grande-grande nel quale si dibattono i PIIGS? Un guaio ben noto agl'italici, visto che dall'era craxiana è arrivato ad equivalere il PIL, vale a dire che la Repubblica Italiana ha un debito pubblico enorme, il terzo de mondo, ma con una caratteristica sulla quale fare una riflessione: metà dei creditori sono stranieri ma l'altra metà è fatta da italici, cosa che spesso è ignorata dai media.
Ma cosa significa che uno stato ha debiti con i suoi stessi cittadini? Semplicemente che lo stato non è stato capace di farsi pagare le tasse e ha dovuto fare un debito con quegli stessi cittadini che le tasse non le hanno pagate. Ergo, i cittadini evasori, cioè dei delinquenti, non solo hanno preteso servizi che non hanno pagato, ma addirittura costringono il loro stesso stato a fare debiti minacciandolo con l'arma del voto.
A questo punto emerge chiara la soluzione per almeno metà del debito pubblico: basta stampare carta moneta e comprare dai cittadini i loro titoli di stato.
Ma qualcuno potrebbe dire che mettere sul mercato una massa enorme di denaro potrebbe creare inflazione, un ragionamento sicuramente sbagliato perché i possessori di questi titoli li considerano risparmio, cioè denaro per future necessità, e quindi non si vede perchè, avendo denaro contante in mano, dovrebbero correre a spenderlo.
Quello che può accadere invece e che la gente cercherà di investirli, cosa che può essere un'occasione per le imprese per attrarre capitale per crescere.
Ma qual'è il guaio grande-grande nel quale si dibattono i PIIGS? Un guaio ben noto agl'italici, visto che dall'era craxiana è arrivato ad equivalere il PIL, vale a dire che la Repubblica Italiana ha un debito pubblico enorme, il terzo de mondo, ma con una caratteristica sulla quale fare una riflessione: metà dei creditori sono stranieri ma l'altra metà è fatta da italici, cosa che spesso è ignorata dai media.
Ma cosa significa che uno stato ha debiti con i suoi stessi cittadini? Semplicemente che lo stato non è stato capace di farsi pagare le tasse e ha dovuto fare un debito con quegli stessi cittadini che le tasse non le hanno pagate. Ergo, i cittadini evasori, cioè dei delinquenti, non solo hanno preteso servizi che non hanno pagato, ma addirittura costringono il loro stesso stato a fare debiti minacciandolo con l'arma del voto.
A questo punto emerge chiara la soluzione per almeno metà del debito pubblico: basta stampare carta moneta e comprare dai cittadini i loro titoli di stato.
Ma qualcuno potrebbe dire che mettere sul mercato una massa enorme di denaro potrebbe creare inflazione, un ragionamento sicuramente sbagliato perché i possessori di questi titoli li considerano risparmio, cioè denaro per future necessità, e quindi non si vede perchè, avendo denaro contante in mano, dovrebbero correre a spenderlo.
Quello che può accadere invece e che la gente cercherà di investirli, cosa che può essere un'occasione per le imprese per attrarre capitale per crescere.
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